India Liberato un prigioniero d'opinione

Un difensore dei diritti degli Adivasi, abitanti autoctoni dello Stato del Chhattisgarh, nell'India centrale, è stato rilasciato dopo aver trascorso 29 mesi di prigionia.  Amnesty International ha sempre sostenuto che il suo arresto fosse motivato da considerazioni d'ordine politico.

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Kartam Joga ha denunciato le violazioni dei diritti umani perpetrate contro roits humains commises contre les Adivasi, abitanti autoctoni dell'India. | © DR

La sera di lunedì scorso, 7 gennaio, un tribunale ha prosciolto Kartam Joga dai quattro capi d'imputazione formulati contro di lui. Il detenuto ha potuto lasciare la prigione l'indomani.

Amnesty International l’aveva adottato come prigioniero d'opinione in quanto era stato arrestato semplicemente per aver espresso pacificamente le proprie opinioni. L’ONG si era fortemente mobilitata per ottenterne la liberazione.

Uscito dal carcere, Kartam Joga ha dichiarato che i messaggi di sostegno inviatigli dai membri di Amnesty International sono stati «una delle principali ragioni» che gli hanno permesso di credere al suo rilascio.

Altri sette militanti tuttora in prigione

L'ex detenuto ha rivolto un appello per la liberazione di altri sette militanti del Partito comunista indiano (CPI), i quali, secondo quanto riferisce, sarebbero stati imprigionati sulla base di accuse false dopo aver deifeso in maniera non violenta i diritti della minoranza adivasi.

«Il proscioglimento e la liberazione di Kartam Joga costituiscono una vittoria eclatante per la giustizia ma noi ci uniamo a lui nel richiedere che siano rilasciate tutte le persone detenute sulla base d'imputazioni di carattere politico semplicemente perché hanno difeso i diritti degli Adivasi in modo pacifico», ha dichiarato G. Ananthapamanabhan, direttore generale della sezione indiana d’Amnesty International.

In quanto membro del CPI, Kartam Joga è stato eletto in un organo locale dell'Amministrazione autonoma dello stato del Chhattisgarh.

Dopo il suo arresto, avvenuto il 14 septembre 2O1O, ha trascorso quattro mesi di detenzione nel distretto di Dantewada e più di due anni nel carcere di Jagdalpur.

Le procedure giudiziarie a carico di Kartam Joga in relazione alle infrazioni presunte, relative a fatti avvenuti nel 2OO9 e 2O1O, erano già state interrotte l'anno scorso.

Era stato imputato di aver collaborato con un gruppo maoista armato nell'ambito d'imboscate tese a dei poliziotti e della morte di 76 di questi; ucciso un dirigente del Partito del Popolo indiano Bharatiya Janata al potere; causato due esplosioni contro un camion e la sede di un governo locale; nonché attaccato la residenza del partito del Congresso a Nakulnar, nel distretto di Dantewada.

Violazioni e impunità nel Chhattisgarh

Amnesty International reputa che Kartam Joga sia stato preso di mira a causa delle sue rivendicazioni pacifiche a proposito del dovere di rendere conto delle violazioni dei diritti fondamentali di cui gli Adivasi sono vittime nel contesto degli scontri in corso. Dal 2OO5, le forze di sicurezza e la milizia civile Salwa Judum si oppongono ai maoisti armati nel Chhattisgarh.

Nel 2OO5 Kartam Joga era stato a sua volta aggredito e ferito da dei membri di Salwa Judum.

L’anno scorso, le autorità dello Stato del Chhattisgarh sono state obbligate a dissolvere la milizia Salva Judum, secondo quanto disposto dalla Corte suprema, dopo che  Kartam Joga e altri militanti avevano depositato una richiesta affinché cessasse l'impunità per le violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione.

Tra il 2OO5 e il 2OO7, Kartam Joga ha organizzato riunioni nei villaggi allo scopo di raccogliere informazioni sulle violazioni dei diritti umani e sugli abusi commessi contro gli Adivasi; ha censito più di 5OO omicidi illegali, sutpri e altre aggressioni sessuali, incendi di villaggi e case adivasi, nonché i susseguenti spostamenti degli adivasi di 664 villaggi.

14 gennaio 2O13

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Kartam Joga ha denunciato le violazioni dei diritti umani perpetrate contro roits humains commises contre les Adivasi, abitanti autoctoni dell'India. | © DR

La sera di lunedì scorso, 7 gennaio, un tribunale ha prosciolto Kartam Joga dai quattro capi d'imputazione formulati contro di lui. Il detenuto ha potuto lasciare la prigione l'indomani.

Amnesty International l’aveva adottato come prigioniero d'opinione in quanto era stato arrestato semplicemente per aver espresso pacificamente le proprie opinioni. L’ONG si era fortemente mobilitata per ottenterne la liberazione.

Uscito dal carcere, Kartam Joga ha dichiarato che i messaggi di sostegno inviatigli dai membri di Amnesty International sono stati «una delle principali ragioni» che gli hanno permesso di credere al suo rilascio.

Altri sette militanti tuttora in prigione

L'ex detenuto ha rivolto un appello per la liberazione di altri sette militanti del Partito comunista indiano (CPI), i quali, secondo quanto riferisce, sarebbero stati imprigionati sulla base di accuse false dopo aver deifeso in maniera non violenta i diritti della minoranza adivasi.

«Il proscioglimento e la liberazione di Kartam Joga costituiscono una vittoria eclatante per la giustizia ma noi ci uniamo a lui nel richiedere che siano rilasciate tutte le persone detenute sulla base d'imputazioni di carattere politico semplicemente perché hanno difeso i diritti degli Adivasi in modo pacifico», ha dichiarato G. Ananthapamanabhan, direttore generale della sezione indiana d’Amnesty International.

In quanto membro del CPI, Kartam Joga è stato eletto in un organo locale dell'Amministrazione autonoma dello stato del Chhattisgarh.

Dopo il suo arresto, avvenuto il 14 septembre 2O1O, ha trascorso quattro mesi di detenzione nel distretto di Dantewada e più di due anni nel carcere di Jagdalpur.

Le procedure giudiziarie a carico di Kartam Joga in relazione alle infrazioni presunte, relative a fatti avvenuti nel 2OO9 e 2O1O, erano già state interrotte l'anno scorso.

Era stato imputato di aver collaborato con un gruppo maoista armato nell'ambito d'imboscate tese a dei poliziotti e della morte di 76 di questi; ucciso un dirigente del Partito del Popolo indiano Bharatiya Janata al potere; causato due esplosioni contro un camion e la sede di un governo locale; nonché attaccato la residenza del partito del Congresso a Nakulnar, nel distretto di Dantewada.

Violazioni e impunità nel Chhattisgarh

Amnesty International reputa che Kartam Joga sia stato preso di mira a causa delle sue rivendicazioni pacifiche a proposito del dovere di rendere conto delle violazioni dei diritti fondamentali di cui gli Adivasi sono vittime nel contesto degli scontri in corso. Dal 2OO5, le forze di sicurezza e la milizia civile Salwa Judum si oppongono ai maoisti armati nel Chhattisgarh.

Nel 2OO5 Kartam Joga era stato a sua volta aggredito e ferito da dei membri di Salwa Judum.

L’anno scorso, le autorità dello Stato del Chhattisgarh sono state obbligate a dissolvere la milizia Salva Judum, secondo quanto disposto dalla Corte suprema, dopo che  Kartam Joga e altri militanti avevano depositato una richiesta affinché cessasse l'impunità per le violazioni dei diritti umani perpetrate nella regione.

Tra il 2OO5 e il 2OO7, Kartam Joga ha organizzato riunioni nei villaggi allo scopo di raccogliere informazioni sulle violazioni dei diritti umani e sugli abusi commessi contro gli Adivasi; ha censito più di 5OO omicidi illegali, sutpri e altre aggressioni sessuali, incendi di villaggi e case adivasi, nonché i susseguenti spostamenti degli adivasi di 664 villaggi.

14 gennaio 2O13