Iran Messa a morte d'un minorenne presunto colpevole

Un giovane ventunenne è stato messo a morte, in Iran, mercoledì scorso, 16 gennaio. Era stato condannato per un delitto che avrebbe commesso quando era ancora minorenne. L'esecuzione di altre tre condanne alla pena capitale è imminente.

Secondo l'agenzia stampa ufficiale Mehr, Ali (Kianoush) Naderi è stato messo a morte nella prigione di Rajai Shahr a Karaj, a nord-ovest di Teheran.

«Le autorità iraniane debbono immediatamente cessare di condannare a morte persone di meno di 18 anni d'età al momento dei fatti imputati loro», ha dichiarato Ann Harrison, d'Amnesty International.

Il giovane era stato condannato alla pena capitale per il ruolo presunto che avrebbe avuto, più di quattro anni or sono, quando aveva 17 anni,  nell'omicidio di un'anziana, avvenuto durante un furto.

Le persone minori di 18 anni al momento del delitto imputato loro sono considerate come minerenni dal diritto internazionale, che ne impedisce la condanna a morte.

«L'esecuzione della pena capitale inflitta ad Ali Naderi dimostra che l'Iran non rispetta minimamente le norme internazionali riguardanti la pena di morte - deplora Ann Harrison, direttrice aggiunta del programma Medio Oriente e Africa settentrionale di Amnesty International. - L'Iran è uno dei rarissimi Paesi al mondo che mettono a morte dei minorenni delinquenti, in violazione degli obblighi internazionali relativi ai diritti umani. Le autorità iraniane debbono cessare immediatamente l'applicazione della pena capitale a minori di 18 anni al momento dei fatti imputati loro».

Nel 2012, in Iran, le autorità hanno eseguito più di 500 sentenze di condanna a morte, di cui almeno una riguardava un minore, messo a morte in pubblico.

In Iran, si è penalmente responsabili a partire dalla «maturità», che corrisponde a nove anni lunari per le ragazze (circa otto anni e nove mesi) e a 15 anni lunari (ossia quattordici anni e sette mesi) per i ragazzi.

L'esecuzione di tre pene capitali è imminente


Amnesty International è estremamente preoccupata per le informazioni ricevute di recente, secondo cui la messa a morte di  tre prigionieri sarebbe imminente. Si tratta di due uomini della minoranza curda dell'Iran, Zaniar e Loghman Moradi, e di un membro della minoranza azera, Yunes Aghayan, che è altresì un fedele della comunità religiosa d'Ahl-e Haqq (Genti della Verità).

L'ONG rivolge un appello alle autorità iraniane affinché sospendano l'esecuzione di dette condanne alla pena capitale e le commutino. Questi uomini debbono essere giudicati di nuovo nel corso di una procedura del tutto conforme ai parametri internazionali d'équità, senza che sia possibile il ricorso alla pena di morte.

L'inquietudine della comunità inrternazionale

Dal 1975 l'Iran è parte del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (PIDCP) e ha ratificato la Convenzione internazionale relativa ai diritti dell'infanzia nel 1994.

Il Comitato dei diritti dell'infanzia, che verifica l'attuazione della Convenzione, ha rilevato che la riserva emessa dall'Iran, secondo cui non applicherà gli articoli contrari al diritto musulmano, suscita «preoccupazioni circa la compatibilità con gli scopi» propri del trattato.

Gli emendamenti al Codice penale iraniano proposti, non ancora vigenti, prevedono di porre fine all'applicazione della pena di morte ai minori colplevoli di taluni crimini, come il traffico di stupefacenti, ma non in caso di omicidio.

Nell'ultimo rapporto, pubblicato nel settembre del 2012, Ahmed Shaheed, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti dell'uomo in Iran, ha invitato le autorità iraniane ad abolire la pena capitale per i casi in cui siano implicati dei minori.

Nel marzo 2013, il Consiglio dei diritti umani esaminerà la situazione dell'Iran in materia. L'elevato numero di pene capitali eseguite nel Paese e la pratica consistente nel mettere a morte i minori condannati gettano una luce sinistra sul Paese e suscitano inquietudine in seno alla comunità internazionale.

21.01.13

Oggi più che mai, proteggiamo i diritti umani

Sostengo con una donazione Oggi più che mai, proteggiamo i diritti umani