Davos In tempi di crisi i leader mondiali privilegiano la protezione degli affari a scapito dei diritti umani

L’incapacità dei governi di regolamentare efficacemente le attività delle im-prese ha un impatto devastante sui diritti dei più deboli. Nel giorno di apertura del Forum economico mondiale (WEF), ...

L’incapacità dei governi di regolamentare efficacemente le attività delle im-prese ha un impatto devastante sui diritti dei più deboli. Nel giorno di apertura del Forum economico mondiale (WEF), Salil Shetty - segretario generale di Amnesty International – ha lanciato un avverti-mento sull’impatto drammatico della crisi economica in materia di diritti umani. Mercoledì pomeriggio a Davos Shetty partecipa alla manifestazione organizzata dalla coalizione di ONG "Diritto senza frontiere".

 

"La crisi economica è una grave minaccia per i diritti umani in molti paesi", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. "Davos non può permettersi di essere un club esclusivo di auto-celebrazione per i ricchi e i potenti. Dobbiamo usare questi giorni per mettere in discussione l’ortodossia delle politiche economiche messe in atto fino a oggi e per assicurare che i governi si assumano le proprie responsabilità".

Delle pratiche contrarie ai diritti umani da parte delle imprese si sono consolidate con la complicità delle politiche di deregolamentazione e di controlli limitati. Nella loro continua ricerca del profitto le istituzioni finanziare sono state libere di creare dei sistemi che hanno esposto allo sfruttamento le fasce più deboli della popolazione: l’avidità delle imprese è stata prioritaria, a scapito della responsabilità e della trasparenza.

"Molti governi non sono consapevoli del legame tra sistemi finanziari, politica economica e diritti umani. Ma ovunque si vada oggi si possono vedere persone che hanno perso il lavoro o la casa e che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza. È impossibile non vedere gli effetti devastanti della crisi" ha detto Salil Shetty.

Per legge i governi hanno l'obbligo di valutare l'impatto delle strategie e delle misure messe in atto dalla prospettiva dei diritti umani. Ma nella realtà molti governi non eseguono la benché minima valutazione. La crisi economica mondiale ha già spinto circa 50 milioni di persone in più nella povertà. 64 milioni di persone rischiano la stessa sorte.

La maggior parte dei governi non sono riusciti a regolamentare le attività delle grandi imprese, affidandosi alle false promesse di autoregolamentazione da esse formulate. "Ancora una volta l'incapacità delle imprese di autoregolarsi è sfociata in scioccanti violazioni dei diritti umani, corruzione e comportamenti non etici. Se la crisi attuale può insegnare qualcosa si tratta proprio delle conseguenze devastanti della mancanza di supervisione” ha aggiunto Salil Shetty.

Un po’ ovunque nel mondo la popolazione è scesa per strada chiedendo la fine della corruzione, dell’avidità economica e della mancanza di controllo da parte dei governi. Le proteste mostrano a che punto la situazione sia diventata intollerabile. Amnesty International chiede ai governi, affinché possano recuperare la propria legittimità, di rispettare i diritti umani nel reagire alle proteste e di rispettare ed accogliere le preoccupazioni della gente scesa per strada.

"Le grandi aziende e leader politici devono riconoscere la necessità di nuove ricette. Delle soluzioni che siano eque e includano tutte le fasce della popolazione." ha detto Shetty "Invece di consolidare il divario tra ricchi e poveri dovrebbero adottare misure che permettano di colmarlo. E i diritti umani devono essere centrali nella ricerca di una soluzione. Altrimenti c’è il rischio che i disordini sociali ai quali abbiamo assistito siano stati solo l’inizio."

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