Grecia Le autorità greche mettono in pericolo le vite dei migranti

I rifugiati e i migranti in fuga da paesi dilaniati dalla guerra come Siria e Afghanistan che tentano di raggiungere l’Unione europea transitando dalla Grecia sono rinviati illegalmente in Turchia dalla guardia costiera e dalle autorità doganali greche. Lo rivela Amnesty International in un rapporto reso pubblico martedì 9 luglio 2013.

Il documento intitolato Frontier Europe: Human Rights Abuses on Greece’s border with Turkey denuncia come le autorità greche ricorrano al rinvio, respingendo dei gruppi di migranti aldilà delle proprie frontiere, privandoli così del diritto di veder valutato il proprio caso individualmente o di contestare l’espulsione.

Il rapporto evidenzia inoltre i pericoli ai quali sono confrontati i rifugiati e i migranti che intendono tentare la traversata dalla Turchia verso le isole greche ed evoca le condizioni deplorabili nelle quali sono troppo spesso detenuti coloro che giungono a destinazione.

In Grecia e in Turchia, Amnesty International ha incontrato una trentina di persone che – in almeno 39 episodi distinti - sono state intercettate mentre tentavano di varcare la frontiera tra i due paesi attraversando il mare Egeo o il fiume Evros. La maggior parte di queste persone ha raccontato di aver subito violenza o maltrattamenti da parte delle autorità greche o di aver assistito a tali episodi. Molte persone hanno spiegato che le guardie di confine hanno confiscato i loro beni: soldi, fotografie e ricordi di famiglia, gettandoli a volte in mare.

Le testimonianze raccolte da Amnesty International mostrano come nel corso delle operazioni condotte nel mare Egeo le guardie costiere greche non mostrino alcun riguardo per la vita umana. Su 14 persone rinviate in Turchia interrogate dall’organizzazione, 13 hanno raccontato che il gommone sul quale viaggiavano era stato urtato, bucato con coltelli o si era quasi rovesciato mentre veniva rimorchiato da un’imbarcazione della guardia costiera greca. I motori delle imbarcazioni dei migranti sono stati messi fuori uso e i remi sono stati tolti dall’imbarcazione: in seguito i migranti sono stati semplicemente abbandonati in mare. Queste pratiche che mettono a repentaglio vite umane sono pure state segnalate da persone intercettate mentre attraversavano il fiume Evros.

Un itinerario che uccide

Il percorso attraverso l’Egeo è sempre più utilizzato da quando, nel 2012, le autorità hanno fatto costruire un muro lungo 10,5 chilometri e schierato 2000 nuove guardie lungo la frontiera del fiume Evros. Il passaggio è però molto pericoloso. Coloro che tentano questa via possono essere rinviati dalle autorità. Inoltre da agosto 2012 oltre 100 persone – tra le quali donne e bambini per la maggior parte in fuga da Siria e Afghanistan – sono affogate mentre tentavano di raggiungere la Grecia.

Chi arriva in Grecia viene generalmente detenuto in cellule buie e sporche, spesso per lunghi periodi. Numerose persone incontrate da Amnesty International hanno trascorso quasi nove mesi dietro le sbarre. Tra i detenuti i problemi di salute sono ricorrenti.

Condizioni di detenzione scandalose

“Le condizioni di detenzione dei rifugiati e dei migranti sono spesso terribili. Quando abbiamo potuto visitare le carceri ci è stato difficile credere che ci trovassimo ancora in Europa. Molte di queste persone fuggono dalla guerra, dalla povertà e dalla fame per ritrovarsi troppo spesso in celle buie, sporche e umide, con un accesso limitato all’aria fresca e dove ricevono cibo insufficiente,” ha affermato con indignazione Jezerca Tigani, direttrice aggiunta del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

“Alcuni detenuti ci hanno detto di dover chiamare i poliziotti ogni volta che dovevano andare in bagno poiché non ce n’era uno nella loro cella. Spesso le loro richieste rimanevano inascoltate per delle ore ed erano quindi costretti a urinare in bottiglie. Altri ci hanno raccontato che le loro lenzuola non venivano lavate da mesi e che non avevano ricevuto nulla o quasi per la loro igiene personale.”

Amnesty International esorta le autorità greche a mettere immediatamente fine ai rinvii, a indagare sulle accuse di espulsioni collettive e maltrattamenti e a processare i presunti autori di questi abusi. A tutte le persone intercettate mentre tentano di varcare la frontiera deve essere garantito che la loro richiesta di protezione internazionale sarà esaminata in modo equo. Le autorità greche devono smettere di detenere indiscriminatamente e per periodi prolungati i migranti e i richiedenti l’asilo in situazione irregolare e proporre delle alternative all’incarcerazione.

Il ruolo dell’Unione Europea

Anche l’UE ha un ruolo in questa vertenza: deve infatti sostenere la Grecia contribuendo a migliorare i servizi di accoglienza invece di chiudere le proprie frontiere. L’UE deve anche ripartire diversamente le responsabilità in materia di rifugiati e migranti. “La Grecia ha il diritto di controllare le proprie frontiere nazionali, ma non se questo va a scapito dei diritti fondamentali di coloro che cercano la sicurezza o una vita migliore in Europa. I tempi sono molto duri in Grecia, come in altri paesi in Europa, ma questo non deve essere una scusa per trattare in questo modo migranti e rifugiati”, ha concluso Jezerca Tigani.

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