La pena di morte nel 2O12 Nonostante significativi casi in controtendenza, il mondo cammina verso l’abolizione

Londr a - Berna , 10 apr. 2 O 13 – Nonostante alcuni significativi casi in controtendenza, nel 2O12 il progresso mondiale verso l’abolizione della pena di morte si è confermato, rileva Amnesty International nel proprio rapporto annuale sulla pena capitale. Vari Paesi hanno ripreso le esecuzioni di tali condanne allorché le avevano sospese per diversi mesi o addirittura anni. Si tratta, in particolar modo, dell’India, del Giappone, del Pakistan e del Gambia. Un aumento allarmante delle messe a morte è stato constatato anche in Iraq.

Il ricorso alla condanna a morte resta appannaggio di un piccolo numero di Stati isolati, e il cammino verso l’abolizione prosegue in tutte le regioni del globo. “Soltanto” 21 Stati hanno attuato delle condanne capitali nel corso del 2O12 - numero invariato rispetto al 2O11 ma in netto calo rispetto al 2OO3. Dieci anni or sono, il totale raggiungeva quota 28. I cinque paesi che l’anno scorso hanno ucciso il maggior numero di prigionieri sono : Cina, Iran, Arabia Saudita, Stati Uniti e Yemen.

I metodi di esecuzione delle condanne a morte sono stati l’impiccagione, la decapitazione, la fucilazione e l’iniezione letale. In Arabia Saudita, il corpo di un uomo appena decapitato è stato esposto mediante “crocifissione”. Nel mondo, un ampio spettro di crimini sono passibili della pena capitale: infrazioni non violente della normativa sugli stupefacenti e crimini economici, come pure l’”apostasia”, la “blasfemia”, l’”adulterio”, tutti atti che non dovrebbero assolutamente essere considerati come illeciti penali.

Asia-Pacifico

La regione Asia-Pacifico ha conosciuto delle regressioni deludenti. India, Giappone e Pakistan hanno ripreso le esecuzioni delle pene capitali, cui avevano rinunciato per lunghi periodi. In novembre, l’India ha proceduto alla sua prima messa a morte dal 2OO4 impiccando Ajmal Kasab, uno degli uomini armati implicati negli attentati di Mumbai del 2OO8. Il Giappone ha cessato una pausa di 2O mesi mettendo a morte tre condannati in marzo e quattro altri un po’ più tardi. Ancora una volta, la Cina da sola ha ucciso più prigionieri di tutti gli altri Stati del mondo insieme. In ragione del segreto che avvolge la pena di morte nel Paese, è praticamente impossibile ottenere dati precisi sulla sua applicazione.

Africa del Nord e Medio Oriente

Benché l’Africa settentrionale e il Medio Oriente abbiano conosciuto sviluppi positivi, il ricorso alla pena capitale nella regione ha destato vive apprensioni. Il numero di condanne a morte eseguite è rimasto elevato in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Yemen. Questi quattro Paesi si sono resi responsabili del 99% delle condanne  eseguite nella regione. In particolare, si è potuto constatare un aumento allarmante del ricorso alla pena capitale in Iraq, dove non meno di 129 persone sono state messe a morte, vale a dire quasi il doppio rispetto al 2O11, quando il totale era di 68. Ancora una volta, l'Iran è giunto secondo in questa macabra classifica, dopo la Cina. Le autorità hanno confermato 314 esecuzioni di pene capitali. Ma i dati reali sono senz’altro ampiamente più elevati, in quanto numerose messe a morte non confermate ufficialmente sono state segnalate. A causa del conflitto, è impossibile verificare se la pena capitale sia stata inflitta in Siria nel 2O12.

Americhe
Nelle Americhe, gli Stati Uniti restano il Paese del continente a uccidere il maggior numero di condannati : 43 nel 2O12, tanti quanti nel 2O11. Tuttavia, durante l’anno scorso soltanto nove Stati hanno proceduto a esecuzioni delle pene capitali, allorché erano 13 nel 2O11. Il Connecticut è divenuto il 17° Stato abolizionista del Paese in aprile, mente il «sì» ha sfiorato il successo in occasione di un referendum sull’abolizione della pena di morte in California nel novembre scorso.

Africa subsahraiana
Nell’Africa subsaharaiana si conferma la tendenza alla diminuzione al ricorso alla pena capitale. Il Benin ha assunto misure legislative onde sopprimere i testi di legge che prevedevano la pena di morte, mentre il Ghana prevede di abrogarla nella nuova Costituzione. In Sierra Leone non si contano condannati a morte. Nella regione, non di meno, tra  il 2O11 e il 2O12, le condanne a morte e le relative esecuzioni sono nettamente in crescita, e ciò in ragione degli aumenti constatati in Sudan e Gambia. Nel mese di agosto, nove persone sono state messe a morte in Gambia. Si tratta delle prime pene eseguite segnalate nello Stato da quasi  3O anni. A seguito delle proteste internazionali, il presidente Yayha Jammeh ha annunciato l’instaurazione di una moratoria  «condizionale» sulle esecuzioni delle condanne a morte, che sarà però «automaticamente revocata» ove il tasso di criminalità aumenterà. Nel Sudan, almeno 19 messe a morte hanno avuto luogo e 199 condanne a morte sono state pronunziate.

Europa e Asia centrale

La Bielorussia è sempre il solo Paese d’Europa e Asia centrale a procedere nel più totale riserbo a esecuzioni di condanne a morte. Almeno tre uomini sono stati messi a morte nel 2O12. La Lettonia è divenuta il 97° Stato al mondo ad abolire la pena capitale per qualsiasi crimine, dopo aver eliminato dal proprio ordinamento gli ultimi crimini passibili di tale sanzione nel 2O12.

«Se la regressione cui abbiamo assistito in alcuni Paesi nel 2O12 è deludente, resta il fatto che questa non rimette in discussione la tendenza mondiale verso l’abolizione. In varie regioni del globo, le messe a morte appartengono ormai al passato», ha commentato Salil Shetty, Segretario generale d'Amnesty International.

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