L'omofobia tra noi

C’è un problema di cui alcuni negano persino l’esistenza. Eppure l’omofobia esiste, anche in Svizzera. Di Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera C’è un problema di cui alcuni negano persino ...

Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera di Amnesty. © AI

C’è un problema di cui alcuni negano persino l’esistenza. Eppure l’omofobia esiste, anche in Svizzera. Di Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera

C’è un problema di cui alcuni negano persino l’esistenza. Eppure l’omofobia esiste, anche in Svizzera. Se la maggioranza della popolazione rispetta i diritti degli omosessuali e, soprattutto, ha approvato a suffragio universale l’unione registrata per le coppie dello stesso sesso, è altrettanto vero che per i giovani gay è ancora estremamente doloroso compiere il coming-out, l’atto con cui rivelano il loro orientamento sessuale ai loro cari, di cui temono il rifiuto. Una recente inchiesta ha dimostrato che un omosessuale su cinque ha tentato il suicidio, un dato da doppio a quintuplo rispetto a quello degli eterosessuali.

In tali circostanze, sarebbe normale aspettarsi dalle nostre autorità misure preventive, che facciano sì che gli omosessuali, bisessuali e transessuali siano meno esposti alla discriminazione e ai pregiudizi. Sarebbe necessaria una legge contro tutte le forme di discriminazione. Di per sé non basterebbe a far cessare ogni commento o scherzo omofobo ma darebbe un segnale forte di riprovazione rispetto a tali comportamenti. Ovviamente, occorrerebbero misure di sensibilizzazione che accompagnino la norma, soprattutto destinate alle scuole. Le relazioni omosessuali vi dovrebbero essere presentate come modi di vita tanto rispettabili quanto le relazioni eterosessuali. Sfortunatamente, il nostro governo non ha capito l’urgenza di agire. Alcune settimane or sono a Ginevra, dinanzi al Consiglio dei diritti umani, la Svizzera ha respinto una raccomandazione del Canada, che l’aveva rimproverata di non fare abbastanza per proteggere le minoranze sessuali dalle incitazioni all’odio e le aveva domandato di prendere provvedimenti per rafforzare il Codice penale. Una richiesta sostenuta dalle Ong, rimasta lettera morta per le autorità federali.

Si obietterà forse che la condizione degli omosessuali in Svizzera non è paragonabile a quella drammatica in Uganda, ove gli appelli agli omicidi di gay e lesbiche occupano le prime pagine dei giornali, o a quella in Lituania, Russia e Serbia, dov’è vietato parlare di omosessualità nelle scuole e le manifestazioni di rivendicazione dei diritti degli omosessuali sono sistematicamente vietate od oggetto spedizioni punitive. Bisogna giungere a tal punto prima di assumere dei provvedimenti? Gli omosessuali rappresentano circa il 5% della popolazione. Come ogni essere umano, hanno il diritto di vivere al riparo da incitazioni all’odio o da frasi discriminatorie. Abbiamo tutti interesse a vivere in una società in cui ciascuno si senta integrato e rispettato. Perciò, l’adozione di una legge contro le discriminazioni non significa ostacolare la libertà altrui, bensì garantire i diritti di ognuno.

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