Nigeria Non c'è guistizia per i morti

Centinaia di omicidi compiuti dalle forze di polizia con armi da fuoco non costituiscono oggetto d'inchieste adeguate a causa delle macanze del sistema giudiziario nigeriano, rivela Amnesty International in un rapporto pubblicato oggi, 5 febbraio.

Intitolato Nigeria: No Justice for the Dead, il documento dà conto delle lacune delle inchieste sugli omicidi perpetrati dalla polizia nello Stato federato del Rivers. Le tecniche di base in materia d'investigazione e di protezione della scena del delitto non sono applicate, mentre autopsie e inchieste sono spesso inadeguate o addirittura del tutto inesistenti. Amnesty International ritiene che sia possibile che tali cattive prassi nello Stato del Rivers siano attuate anche in altri Stati nigeriani, in cui le morti violente dovute alla polizia non costituiscono oggetto d'indagine.

Fonti mediche e legali hanno rivelato che taluni medici hanno ormai preso l'andazzo di firmare le autopsie senza aver esaminato adeguatamente i cadaveri. Spesso la polizia ignora l'identità del defunto e il corpo è registrato come «sconosciuto»; le famiglie non ottengono risposta sulle sorti dei loro cari.

In Nigeria, l'assenza d'inchieste degne di questo nome contribuisce a far sì che i poliziotti sospettati d'aver ricorso illegalmente alla forza omicida godano di un'impunità generalizzata, che compromette severamente la protezione dei diritti umani.

«Se sapere che uno dei vostri cari è stato ucciso dalle autorità è una sofferenza terribile, non scoprire mai la verità su quanto è realmente accaduto è un dolore particolarissimo per amici e parenti delle vittime», ha dichiarato Lucy Freeman, direttrice aggiunta del programma Africa d’Amnesty International.

Il pastore Ken Neele ha spiegato ad Amnesty che, dopo aver appreso che suo fratello era stato freddato nel corso di un'operazione di polizia, nel novembre del 2O11, si è recato in vari ospedali alla ricerca del suo corpo. Alla fine, lo ha rinvenuto al Braithwaite Memorial Specialist Hospital, a Port Harcourt, la capitale dello Stato del Rivers.

Il pastore è rimasto scioccato per la totale mancanza di rispetto con cui le spoglie mortali erano state gettate in cima a una pila di cadaveri. Più di un anno dopo, Ken Neele non ha ancora potuto inumare il fratello, in quanto la polizia deve ancora approvare la restituzione del cadavere.

Altre famiglie hanno raccontato ad Amnesty International dello sconforto vissuto allorché hanno avuto contezza del modo in cui all'obitorio ci si era sbarazzati dei cadaveri dei loro cari. Il ricercatore d'Amnesty International recatosi al nosocomio Braithwaite ha constatato che l'obitorio era saturo e che corpi erano ammassati sulla veranda o su dei tappeti. Se l'obitorio in questione è stato poi chiuso, informazioni indicano che numerosi altri, in Nigeria, versano nelle medesime condizioni.

«La triste verità è che in Nigeria le vittime di violenze perpetrate dalla polizia e i loro famigliari ottengono raramente giustizia», ha spiegato Lucy Freeman. «Nonostante le disposizioni di legge nigeriane e le norme internazionali esigano che tali tipi di omicidi siano oggetto d'inchiesta, l'assenza di autopsie e indagini di qualitià permette sic et simpliciter agli autori di sottrarsi alla giustizia».

Amnesty International richiede al governo su scala federale e agli Stati federati d'indagare sull'insieme delle morti violente in Nigeria, di vigilare affinché autopsie adeguate siano compiute da personale qualificato e gli autori degli omicidi illegali siano chiamati a renderne conto.

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