Polonia Un precedente storico sull'aborto dalla Corte europea

In una senzenza storica, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha ritenuto che la Polonia non ha rispettato i diritti di una ragazza quattordicenne, rimasta incinta a seguito di violenza ...

In una senzenza storica, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha ritenuto che la Polonia non ha rispettato i diritti di una ragazza quattordicenne, rimasta incinta a seguito di violenza sessuale. Le autorità polacche debbono prendere senza indugio misure per garantire che le donne abbiano accesso ai servizi sanitari necessari per la loro salute sessuale e riproduttiva.

Il caso trattato dalla CEDU riguradava una ragazza che, a causa molestie e intimidazioni imputabili ai dipendenti dell'ospedale e a dei poliziotti, non ha potuto abortire in maniera sicura e legale. La giovane è stata poi ospitata in una struttura d'accoglienza per minori in cui è rimasta isolata dai propri famigliari e conoscenti.

Nella sentenza emessa, appellabile, la CEDU ha ritenuto che non consentendo alla ragazza di sottoporsi legalmente all'aborto e divulguando suoi dati personali, la Polonia ha violato l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La corte ha inoltre ritenuto che la vulnerabilità e la giovane età non sono state tenute in debita considerazione. La ragazza ha subito trattamenti deplorevoli da parte delle autorità e le sofferenze inflittele rientrano fra quelle previste dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Una speranza per tutte le donne polacche

«Con la sua decisione, la CEDU stabilisce che la Polonia ha gravemente disatteso i propri obblighi nei confronti di questa giovane vittima di stupro. Le autorità polacche debbono compiere ogni sforzo per garantire che tutte le donne abbiano accesso in condizioni di scurezza ai servizi d'interruzione della gravaidanza, così come previsto dalla legge», ha affermato Marek Marczyñski, direttore aggiunto del programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

«Ove la decisione della CEDU fosse pienamente attuata, le donne in Polonia non dovrebbero più ricorrere ad aborti clandestini e pericolosi».

A titolo di danno morale, la Polonia deve versare 30'000 euro alla vittima e 15'000 euro alla madre, nonché 16'000 euro a entrambe le attrici per il rimborso delle spese processuali.

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