Russia Una società imbavagliata

Le elezioni per la Duma del dicembre 2011 e quella di Vladimir Putin alla presidenza nel marzo 2012 hanno dato luogo a un’ondata di manifestazioni senza precedenti nella Federazione russa. La polizia ...

Una società sotto stretto controllo © REUTERS/Alexander Demianchuk

Le elezioni per la Duma del dicembre 2011 e quella di Vladimir Putin alla presidenza nel marzo 2012 hanno dato luogo a un’ondata di manifestazioni senza precedenti nella Federazione russa. La polizia ha in più occasioni fatto ricorso a un uso eccessivo della forza e agli arresti arbitrari, in particolare a Mosca in Piazza Puskin e a Lubianka (mese di marzo) e in Piazza Bolotnaya (maggio). “Molte persone, sovente scelte a caso, sono state arrestate e imprigionate. Alcuni casi sono diventati emblematici del clima repressivo che regna in Russia, come i manifestanti arrestati in Piazza Bolotnaya,” spiega Anne Nerdrum, responsabile della coordinazione Russia per Amnesty International Francia. Questa manifestazione si è svolta l’indomani dell’investitura di Vladimir Putin e aveva ottenuto regolare autorizzazione. Ma la polizia ha interpellato, a volte violentemente, centinaia di manifestanti. A oltre un anno dai fatti una ventina di persone sono ancora al centro di indagini e i processi di alcuni di loro sono in corso in attualmente. Rischiano fino a quindici anni di carcere. “In occasione di questo genere di manifestazioni non vengono arrestati i più violenti, ma le persone che denunciano violazioni dei diritti umani e le irregolarità del sistema russo. La polizia crea delle false testimonianze e il gioco è fatto,” testimonia Dimitri Gobulev, richiedente asilo in Svizzera che era impegnato in Russia nella League of voters (Lega dei votanti) per lottare contro i brogli elettorali.

Leggi repressive

Se in passato le autorità russe non rispettavano sempre le leggi in vigore, dal maggio 2012 “il dispositivo legislativo è stato inasprito in risposta alle manifestazioni per imbavagliare la società russa” analizza Anne Nerdrum. Nel giugno 2012 le modifiche alla Legge federale sulle manifestazioni hanno infatti instaurato procedure estremamente pesanti e un inasprimento delle pene in caso di infrazioni amministrative. La Duma nel luglio 2012 ha votato per l’introduzione del reato di diffamazione nel Codice Penale, questo consente di punire ogni critica nei confronti del governo o dello Stato e di limita fortemente la libertà d’espressione della stampa. Sempre nel luglio 2012, usando una terminologia degna della Guerra fredda, la Duma ha adottato una legge che esige che le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero si registrino come “agenti stranieri”. Da quel giorno la polizia ha potuto controllare oltre 200 ONG, impedendo di fatto lo svolgimento del lavoro quotidiano negli uffici.  Sono stati presi di mira tutti i gruppi di difensori dei diritti umani, compresa la sede di Amnesty International, La prima ONG a essere trascinata davanti alla giustizia per una presunta infrazione della legge sugli “agenti stranieri” è stata Golos (Voce), un’associazione per la difesa degli elettori che ha avuto un ruolo di rilievo nella denuncia di frodi elettorali in occasione delle elezioni legislative e presidenziali del 2011 e del 2012.

Falle nella giustizia

Igor Kaliapin è il presidente di una delle più importanti ONG per la difesa dei diritti  umani in Russia -il Comitato interregionale contro la tortura-  ed è tra i fondatori del Joint mobile group, una rete  che riunisce i difensori dei diritti umani impegnati in indagini sulle violazioni che avvengono in Cecenia.

Nel luglio 2012 è stato minacciato di azioni legali perché avrebbe rivelato informazioni confidenziali legate a violazioni dei diritti umani commesse da agenti addetti al mantenimento dell’ordine in Cecenia. Igor Kaliapin non ha svelato alcun segreto, ha fatto semplicemente notare che non è stata svolata alcuna indagine sulle violazioni dei diritti umani e che nessuna vittima ha ricevuto riparazioni per quanto subito. Azioni di questo tipo sono ancor più gravi perché il sistema giuridico è estremamente lacunoso. “Non esiste una giustizia indipendente in Russia e non c’è stato, nei casi di cui abbiamo parlato, un processo equo. Abbiamo potuto constatare numerose irregolarità e spesso il giudice si limita a leggere un verdetto redatto in anticipo. Fatti che fanno tornare alla memoria i processi del periodo di Stalin, anche se il fenomeno non è su così ampia scala”, commenta Anne Nerdrum.

In Russia si fa largo uso della tortura per ottenere delle “confessioni”. Gli avvocati che tentano di dissuadere i propri clienti dal dichiararsi colpevoli e li invitano a denunciare le violazioni dei diritti subite sono considerati ostacoli al buon funzionamento della giustizia. “Svolgendo il loro dovere nei confronti dei loro clienti diventano oggetto di intimidazione, minacce e a volta anche violenza fisica. In alcuni casi si arriva alla morte,” dichiara John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Le ultime leggi

L’adozione di leggi liberticide è continuata anche nel 2013. In reazione al caso Pussy Riot in luglio è stato ad esempio introdotto il reato di blasfemia che prevede pene fino a un massimo di 3 anni se un’azione è considerata irrispettosa o insultante nei confronti delle convinzioni religiose si svolge in un luogo di culto. Due componenti del gruppo Pussy Riot sono state condannate il 17 agosto 2012 a due anni di campo di lavoro per la loro performance provocante - ma non violenta - nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Tutti gli appelli e le richieste di liberazione presentati dalle due donne, madri di bambini piccoli, sono stati respinti. In una testimonianza pubblicata il 25 settembre nel quotidiano Le Monde Nadedja Tolokonnikova, che sta scontando la sua pena in Mordovia, luogo tristemente celebre durante l’era sovietica, ha descritto le condizioni d’internamento nel capo, degne di un gulag.

Sempre nel corso dell’estate è entrata in vigore una legge severissima che vieta a lesbiche, gay e persone bisessuali, transessuali o intersessuate (LGBTI) di militare pubblicamente. “Questa legge crea un clima di intolleranza e incita la violenza da parte delle milizie private. Crea inoltre un quadro di discriminazione di Stato”, analizza John Dalhuisen. “La maggior parte di queste leggi sono sufficientemente vaghe per poter essere applicate a chiunque. I contravventori rischiano multe molto alte e pesanti pene detentive. Di conseguenza lo spazio accordato all’opposizione politica, a tutti coloro che la pensano diversamente come giornalisti, difensori dei diritti umani e avvocati non fa altro che diminuire”, conclude Anne Nerdrum.

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