Turchia Timidi negoziati per una soluzione della crisi

Il primo ministro turco ha incontrato una delegazione d’intellettuali per trovare una soluzione agli scontri che oppongono manifestanti e autorità a Istanbul. Un progresso che non cela le violenze ...

Il primo ministro turco ha incontrato una delegazione d’intellettuali per trovare una soluzione agli scontri che oppongono manifestanti e autorità a Istanbul. Un progresso che non cela le violenze persistenti.

Amnesty International saluta l’inizio di negoziati promosso dal governo turco. Si tratta della prima misura pacifica assunta dalle autorità dopo settimane di dichiarazioni ostili e di ricorsi eccessivi alla forza contro manifestanti pacifici. Amnesty International saluta altresì il fatto che il primo ministro si sia impegnato acciocché le violenze perpetrate dalle forze di polizia siano oggetto di un’inchiesta allo scopo di deferire i responsabili presunti davanti alla giustizia. Tale dichiarazione d’intenti contrasta con le affermazioni precedenti, in cui prevedeva un più aspro ricorso alla forza nei confronti dei manifestanti.

Il loro coordinamento, chiamato Solidarietà Taksim, chiede che sia preservato il parco che si trova in piazza Taksim, la cessazione delle violenze da parte della polizia e il rispetto dei diritti alla libera espressione e riunione. Reclama inoltre che i rappresentanti dello Stato ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani siano dimessi dalle loro funzioni.

Le violazioni dei diritti umani continuano in un clima teso

Nonostante questo segno incoraggiante, la polizia continua a ricorrere alla forza contro manifestanti pacifici. Ciò avviene in particolare nella capitale, Ankara. La polizia avrebbe inoltre arrestato un centinaio di manifestanti a Istanbul e si rifiuterebbe attualmente di ammetterne la detenzione. «Dopo spaventose violenze da parte della polizia, le autorità si rifiutano adesso di garantire una procedura regolare. La polizia deve rivelare dove si trovino tali persone, permettere loro di contattare le famiglie e gli avvocati», ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore sulla Turchia presso Amnesty International. Il fatto che s’ignori dove si trovino i manifestanti arrestati rafforza i timori di maltrattamenti da parte della polizia.

Non è dato sapere quante persone siano state ferite durante la violenta incursione di polizia nella notte in vari quartieri  d'Istanbul, ma si tratta probabilmente di centinaia d’individui. A un certo punto, i poliziotti hanno lanciato gas lacrimogeni direttamente in un ospedale improvvisato davanti all’hotel Divan, a Harbiye, dove numerose persone si stavano facendo curare.

Domenica 16 giugno, alcuni testimoni hanno visto dei poliziotti arrestare i medici che curavano i manifestanti feriti. In precedenza, il ministro della salute aveva dichiarato che quegli ospedali erano illegali e che i medici che vi esercitavano rischiavano di essere denunciati. «E’ inaccettabile che dei medici siano minacciati di un’azione giudiziaria per aver curato persone bisognose. Questi dottori debbono essere liberati immediatamente e ogni minaccia di azione giudiziaria nei loro confronti dev’essere abbandonata », ha sottolineato Andrew Gardner.

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