Brasile Brasile: un mix pericoloso di violenza poliziesca e impunità rischia di offuscare la Coppa del Mondo

Chi scenderà nelle piazze in Brasile durante la prossima Coppa del Mondo rischia una violenta repressione da parte della polizia che sta intensificando gli sforzi per controllare le manifestazioni. È ...

 

Chi scenderà nelle piazze in Brasile durante la prossima Coppa del Mondo rischia una violenta repressione da parte della polizia che sta intensificando gli sforzi per controllare le manifestazioni. È quanto sostiene Amnesty International a una settimana dal calcio d’inizio del torneo.

«La difficoltà a mantenere l’ordine, il ricorso ai militari per controllare le manifestazioni, la mancanza di formazione e il clima generale di impunità creano un pericoloso cocktail in cui gli unici perdenti sono i manifestanti pacifici», ammonisce  Atila Roque, direttore di Amnesty International in Brasile .

«La Coppa del Mondo 2014 sarà un test cruciale per le autorità brasiliane. L’auspicio è che il Brasile colga questa opportunità per garantire sicurezza durante le manifestazioni che accompagneranno il torneo astenendosi dal commettere nuove violazioni dei diritti umani», afferma Atila Roque .

Il rapporto di Amnesty International They use a strategy of fear: protecting the right to protest in Brazil analizza i numerosi abusi commessi dalle forze di sicurezza nel corso dell'anno passato.

Essi comprendono l’uso indiscriminato di proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro i manifestanti non violenti, arresti arbitrari e uso improprio di alcune leggi per fermare e punire coloro che manifestavamo per strada. È probabile che queste strategie, contrarie ai diritti umani, continuino anche durante lo svolgimento della Coppa del Mondo.

Gli attivisti di Amnesty International presenteranno giovedi 5 giugno alle autorità federali a Brasilia decine di migliaia di “cartellini gialli” firmati da persone provenienti da tutto il mondo come avvertimento affinché le autorità rispettino il diritto a protestare pacificamente.

«Il mondo sta mandando un messaggio chiaro alle autorità brasiliane: protestare non è un crimine, è un diritto. Invece di usare la violenza per contenere le proteste, le forze di governo e di sicurezza devono garantire la libertà d’espressione senza che vi sia alcun timore di lesioni o di arresto», ha detto Atila Roque.

Dallo scorso mese di giugno, migliaia di brasiliani sono scesi nelle piazze per manifestazioni di massa senza precedenti. Essi protestavamo contro l’aumento del costo dei trasporti pubblici, contro le ingenti spese sostenute per la Coppa del Mondo e gli investimenti insufficienti nei servizi pubblici.

Centinaia di manifestanti pacifici sono rimasti feriti in tutto il paese a seguito dell’intervento della polizia militare  con proiettili di gomma e manganelli.

I legislatori brasiliani inoltre, stanno discutendo una serie di proposte di legge che potrebbero limitare ulteriormente il diritto a manifestare pacificamente.

Un progetto di legge anti-terrorismo, attualmente all'esame del Congresso Nazionale, prevede una definizione ancora più estesa del concetto di terrorismo che includerebbe  danni a beni e servizi essenziali. Si teme che, se il progetto di legge venisse approvato, possa essere applicato in modo improprio contro i manifestanti pacifici.

«Ora che le luci dei riflettori sono puntate sul Brasile, le autorità devono impegnarsi pubblicamente a non usare forza eccessiva contro i dimostranti e indagare su possibili abusi. Non farlo significherebbe dare carta bianca alle forze di sicurezza e a commettere ulteriori violazioni dei diritti umani», ha concluso Atila Roque .


 

 

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