Anche l'attrice Keira Knightley chiede la fine della pena di morte| © AI/Thomas Birkett
Anche l'attrice Keira Knightley chiede la fine della pena di morte| © AI/Thomas Birkett

Giornata mondiale contro la pena di morte Stop alle esecuzioni di persone con disabilità mentali e intelletive

Paesi di tutto il mondo continuano a condannare a morte e giustiziare persone con disabilità mentali e intellettive, violando gli standard internazionali. È quanto denuncia Amnesty International in ...

Paesi di tutto il mondo continuano a condannare a morte e giustiziare persone con disabilità mentali e intellettive, violando gli standard internazionali. È quanto denuncia Amnesty International in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte.

Amnesty International ha documentato casi di persone che soffrono di disabilità mentali che rischiano l’esecuzione o sono stati giustiziati in Giappone, Pakistan e Stati Uniti. Se questi paesi non riformano con urgenza i loro sistemi di giustizia penale molte più persone rischiano di subire la stessa sorte.

«Le norme internazionali in materia di disabilità mentale e intellettiva sono importanti garanzie per le persone vulnerabili. Esse non cercano di giustificare crimini orrendi, ma fissano dei criteri sulla natura della pena che può essere inflitta», ha dichiarato Audrey Gaughran, direttore per i temi globali di Amnesty International.

«Siamo contrari alla pena di morte in tutte le circostanze; è la punizione più crudele, inumana e degradante che ci sia. Ma in quei paesi che ancora non l’hanno abolita, è importante che gli standard internazionali, compresi quelli che vietano l'uso della pena di morte per alcuni gruppi vulnerabili, vengano rispettati e attuati, in attesa della completa abolizione», ha aggiunto Audrey Gaughran.

Quest’anno, in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, Amnesty International e la Coalizione mondiale contro la pena di morte pongono l’accento sulla pena capitale applicata a persone con disabilità mentale.

«Gli standard internazionali stabiliscono in modo chiaro che coloro che soffrono di disabilità mentali e intellettive non siano condannati a morte. In molti casi tuttavia le disabilità non sono identificate durante i procedimenti penali», ha continuato Audrey Gaughran.


«Esortiamo pertanto i governi di tutti i paesi che ancora ricorrono alla pena di morte a stabilire immediatamente una moratoria delle esecuzioni come primo passo verso l'abolizione. Ciò su cui mettiamo l’accento oggi è un ulteriore esempio di quanto ingiusta sia questa pratica», ha concluso Audrey Gaughran.

Alcuni esempi dell'uso della pena di morte nei confronti di persone con disabilità mentali o intellettive:

•         Stati Uniti,

Askari Abdullah Muhammad è stato giustiziato in Florida il 7 gennaio 2014 per un omicidio commesso in carcere nel 1980. Soffriva di gravi malattie mentali e gli fu diagnosticata una schizofrenia paranoide. In aprile, è toccato al messicano Ramiro Hernandez Llanas essere giustiziato in Texas, anche se le sue limitate capacità intellettuali, evidenziate da sei esperti psichiatrici, hanno reso l’esecuzione contraria alla Costituzione. In Florida, Amnesty International sta seguendo i casi di due prigionieri nel braccio della morte - Frank Muri e Michael Zack - entrambi affetti da disabilità mentali e in attesa di un’improbabile grazia.

 

•         Giappone

Diversi detenuti che soffrono di malattie mentali sono già stati giustiziati; altri rimangono nel braccio della morte. Hakamada Iwao, è stato condannato a morte per omicidio a seguito di un processo iniquo nel 1968. Oggi 78enne, è il detenuto che è rimasto più a lungo nel braccio della morte di tutto il mondo. Ha sviluppato seri problemi mentali nel corso dei decenni di isolamento. È stato finalmente rilasciato all’inizio di quest’anno dopo oltre 45 anni di detenzioni e numerosi appelli. Il Ministero pubblico ha fatto ricorso contro questa decisione e verrà indetto un nuovo processo che potrebbe significare il suo ritorno nel braccio della morte.
Matusmoto Kenji è stato condannato a morte per omicidio nel 1993 e può essere giustiziato in qualsiasi momento. Soffre di un handicap mentale a causa di un avvelenamento da mercurio. È paranoico e incoerente a causa di una malattia mentale che ha sviluppato nel corso della sua detenzione nel braccio della morte. I suoi avvocati chiedono un nuovo processo.

•        Pakistan

Mohammad Asghar, a cui nel Regno Unito è stata diagnosticata una schizofrenia nel 2010 e in seguito è stato trasferito in Pakistan, è stato giudicato colpevole di blasfemia nel 2014 e condannato a morte.

10 ottobre 2014

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