Bombardamenti a Gaza | © EPA/MOHAMMED SABER
Bombardamenti a Gaza | © EPA/MOHAMMED SABER

Israele/Gaza Domande e risposte sul conflitto nella Striscia di Gaza

Qual è la posizione di Amnesty International rispetto alla risoluzione del Consiglio per i diritti umani dell'Onu, adottata il 23 luglio? Ora che il Consiglio per i diritti umani ha dato il mandato a ...

Qual è la posizione di Amnesty International rispetto alla risoluzione del Consiglio per i diritti umani dell'Onu, adottata il 23 luglio? Ora che il Consiglio per i diritti umani ha dato il mandato a una commissione d'inchiesta, cosa dovrebbe accadere?

Amnesty International ha sollecitato il Consiglio per i diritti umani affinché avviasse urgentemente una commissione di inchiesta internazionale e indipendente per indagare sulle violazioni di diritto internazionale umanitario e sulle violazioni e gli abusi del diritto internazionale dei diritti umani commessi da tutte le parti attualmente in conflitto. La risoluzione S-21/1 del Consiglio per i diritti umani, approvata con 29 voti a favore, uno contrario (Usa) e 17 astenuti (compresi tutti gli stati membri dell'Ue attualmente in Consiglio), ha istituito una Commissione d'inchiesta per indagare sulle violazioni del diritto internazionale "nei Territori Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme Est, in particolare nella Striscia di Gaza occupata, nel contesto delle operazioni militari condotte dal 13 giugno 2014, prima, durante e dopo". 
Secondo Amnesty International questa formula  permette alla Commissione di inchiesta di esaminare le violazioni da parte di tutte le parti in conflitto, compresi quelle commesse da Israele nei Territori Palestinesi Occupati (Tpo) e quelli commessi dai gruppi armati palestinesi, come ad esempio il lancio di razzi indiscriminati dalla Striscia di Gaza verso Israele. Amnesty International accoglie con soddisfazione l'istituzione della Commissione di inchiesta e si aspetta che esamini tutte le violazioni e gli abusi commessi dalle parti in conflitto.

Secondo Amnesty International la Commissione d'inchiesta deve:

  • avere risorse adeguate per condurre indagini imparziali e la competenza necessaria per svolgere indagini penali e forensi;
  • avere accesso illimitato a tutte le aree rilevanti e l'autorità per ottenere l'accesso a tutti i documenti pertinenti, alle prove, alle testimonianze e alle persone;
  • essere esperta, indipendente e imparziale, ed esaminare ogni violazione o abuso dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti in conflitto;
  • incrementare l'analisi e le conclusioni della Missione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza (2008/2009) guidata dal giudice Richard Goldstone;
  • formulare raccomandazioni relative a misure che devono essere adottate dalle parti in conflitto, dal Consiglio di Sicurezza e da altri, volte a porre fine e prevenire ulteriori violazioni del diritto internazionale e garantendo giustizia, verità, pieni risarcimenti per le vittime e la garanzia che tali fatti non si ripetano.

Amnesty International ha rilevato gli stati membri dell'Ue si sono astenuti durante la votazione della  risoluzione. L'Italia ha parlato a nome degli stati membri dell'Ue e, spiegando il voto, ha dichiarato che la risoluzione "non riesce a condannare esplicitamente il lancio indiscriminato di razzi in aree civili israeliane né a riconoscere il legittimo diritto di Israele di difendersi".

Amnesty International concorda sul fatto che la risoluzione avrebbe potuto dire di più sulle violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di Hamas e dei gruppi armati palestinesi e che avrebbe potuto stabilire un mandato più preciso, ma l'organizzazione rileva che nessun elemento del mandato della Commissione d'inchiesta escluda le azioni di Hamas e dei gruppi armati palestinesi. 

Ora che la Commissione d'inchiesta è stata istituita Amnesty International esorta tutti gli stati, compresi tutti i membri dell'Ue, a cooperare con la Commissione come richiesto. Accogliamo con favore che durante la spiegazione in merito al voto, l'Ue abbia informato il Consiglio per i diritti umani riguardo la volontà di monitorare attentamente l'attuazione del mandato della Commissione e di continuare a lavorare verso un risultato oggettivo delle indagini.

La Commissione d'inchiesta rappresenta un'opportunità per interrompere il ciclo di impunità per i crimini di diritto internazionale in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati e questa opportunità non deve essere sprecata. Il rapporto che ne deriverà, e che dovrebbe essere presentata al Consiglio per i diritti umani nella sessione del 28 marzo 2015, dovrebbe includere un piano per garantire il perseguimento delle persone sospettate di ordinare o di commettere crimini di diritto internazionale.

Ai sensi del diritto internazionale umanitario, quali sono gli obblighi fondamentali che le parti in conflitto devono rispettare durante le ostilità?

Il diritto internazionale umanitario ha l'obiettivo di proteggere i civili durante i conflitti armati, come quello in corso nella Striscia di Gaza tra le forze militari israeliane e i gruppi armati palestinesi, regolando la condotta delle ostilità da parte delle forze armate sia statali che non statali. Gli stati, inoltre, sono vincolati agli obblighi previsti in base al diritto internazionale dei diritti umani durante un conflitto armato. 

Secondo il diritto internazionale umanitario i principi fondamentali che in ogni momento tutte le parti devono rispettare comprendono i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione nell'attacco e rispetto agli effetti dell'attacco.

Il principio di distinzione richiede che le parti in ogni momento distinguano tra obiettivi militari e civili e dirigano i loro attacchi soltanto verso gli obiettivi militari. Gli attacchi deliberati contro i civili o contro obiettivi civili - come case, strutture sanitarie, scuole, edifici governativi - che non vengono utilizzati per scopi militari sono proibiti e sono considerati crimini di guerra. Non è illegale attaccare direttamente i soldati, quelli che partecipano direttamente alle ostilità e gli obiettivi militari (come basi militari e depositi di armi e munizioni). Nel caso in cui non sia chiaro se una persona o un oggetto sia civile o militare, l'aggressore deve presumere lo stato civile.

Il principio di proporzionalità prevede di non attaccare quando è possibile causare eccessive perdite civili o danni a obiettivi civili in relazione al concreto vantaggio militare previsto.

Le parti in conflitto sono inoltre tenute a prendere le necessarie precauzioni nella protezione dei civili (in attacco e in difesa). L'obbligo di prendere precauzioni in attacco include la regolazione delle modalità e della tempistica dell'attacco per ridurre al minimo i danni ai civili e agli obiettivi civili assicurando, ove possibile, che i civili ricevano un avvertimento efficace e in anticipo dell'attacco e che, quando appare evidente che l'obiettivo è civile e che l'attacco è sproporzionato, questo sia annullato o sospeso.

Esplodere munizioni che non possono essere mirate con precisione a obiettivi militari, come l'artiglieria e i mortai, in aree residenziali densamente popolate non è conforme all'obbligo di adottare tutte le precauzioni possibili, anche quando sono destinate a obiettivi militari situati in queste zone, e costituirebbero attacchi indiscriminati.

Le parti in conflitto devono prendere le precauzioni necessarie in loro potere per proteggere i civili dagli effetti dell'attacco. Questo include evitare, nella misura massima possibile, di collocare obiettivi militari nelle vicinanze di quartieri civili densamente popolati. Questo significa che le parti dovrebbero evitare di mettere in pericolo i civili immagazzinando munizioni e lanciando attacchi da aree civili popolate. 

In aggiunta a questi obblighi, Israele, in quanto potenza occupante e come parte in conflitto, deve assicurare il benessere della popolazione della Striscia di Gaza e rispettare il divieto di punizioni collettive. Nell'interpretare questi obblighi e nell'affrontare l'emergenza della crisi umanitaria a Gaza, al momento, le autorità israeliane devono tenere conto che la situazione critica dell'accesso all'acqua e ai servizi sanitari nella Striscia di Gaza era già in stato disastroso prima delle attuali ostilità, dovuta in gran parte a sette anni di blocco militare di Israele.

Considerata la precaria situazione umanitaria, è assolutamente necessario che Israele permetta l'accesso nella Striscia di Gaza di carburante sufficiente e delle forniture mediche e di soccorso e che faciliti l'entrata sicura di operatori umanitari.  

Israele e Hamas dovrebbero concordare pause periodiche degli attacchi per consentire l'evacuazione di morti e feriti e le riparazioni urgenti delle infrastrutture idriche e sanitarie. Inoltre, l'Egitto dovrebbe assicurare continuativamente l'entrata nella Striscia di Gaza di forniture mediche e di soccorso e di una quantità sufficiente di carburante.

Le parti in conflitto hanno l'obbligo di garantire che siano condotte indagini rapide, indipendenti ed efficaci che prendano in considerazione tutte le denunce di violazioni del diritto internazionale umanitario. A tal fine, devono cooperare pienamente con le missioni d'inchiesta internazionali, tra cui quella istituita il 23 luglio dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Quali sono le diverse forme di violazioni commesse dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza individuate da Amnesty International dall'inizio dell'operazione "Margine protettivo" lanciata l'8 giugno 2014?

Le forze israeliane hanno compiuto attacchi che hanno ucciso centinaia di civili attraverso l'uso di armi di precisione, come i droni e i missili, e di munizioni che non possono essere indirizzate con precisione, come l'artiglieria, sulle zone residenziali densamente popolate, quale Shuja'iyyeh. 

Hanno anche attaccato direttamente obiettivi civili. In tutta la Striscia di Gaza sono state distrutte o gravemente danneggiate migliaia di case, diverse strutture mediche ed edifici governativi non militari. Militari e politici israeliani hanno dichiarato che considerano le abitazioni di persone associate ad Hamas, comprese le abitazioni dei leader politici, come obiettivi legittimi, questo indica come Israele stia adottato regole di individuazione degli obiettivi che non sono conformi al diritto internazionale umanitario e che potrebbero costituire una prova che almeno alcuni degli attacchi contro abitazioni civili siano intenzionalmente politici.

Sebbene le autorità israeliane sostengano di avvertire i civili a Gaza, è emerso come le loro azioni non costituiscano un "effettivo segnale" ai sensi del diritto internazionale umanitario. L'aumento delle denunce riguardo l'uccisione e il ferimento di medici mentre cercavano di evacuare i civili, di lavoratori che cercano di riparare le infrastrutture idriche e sanitarie danneggiate e di giornalisti sotto il fuoco costituiscono un'altra preoccupazione molto grave. Attacchi diretti contro i civili e obiettivi civili come pure attacchi indiscriminati e sproporzionati, che sono intenzionali e uccidono o feriscono la popolazione civile costituiscono crimini di guerra.

Gli attacchi israeliani hanno provocato evacuazione in massa di civili palestinesi nella Striscia di Gaza. Il 23 luglio l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) ha riferito che più di 140.000 sfollati interni avevano trovato rifugio nelle scuole gestite dall'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione (Unrwa); tanti altri si sono rifugiati nelle scuole del ministero dell'Istruzione o presso propri familiari. L'Onu ha segnalato che una scuola dell'Unrwa che dava rifugio agli sfollati nel campo profughi di al-Maghazi, nel centro di Gaza, è stata bombardata dalle forze israeliane in almeno due occasioni provocando il ferimento di un bambino. Un'altra scuola delle Nazioni Unite che dava riparo a famiglie sfollate a Beit Hanoun nel nord di Gaza è stata colpita il 24 luglio uccidendo almeno 15 civili e ferendone molti altri; le Nazioni Unite hanno chiesto un'indagine immediata.

Quale è la posizione di Amnesty International sul lancio indiscriminato di missili e colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza da parte dei gruppi armati palestinesi? Ci sono altre azioni commesse dai gruppi armati palestinesi presenti nella Striscia di Gaza dall'8 luglio 2014, che violano il diritto umanitario internazionale?

Secondo l'esercito israeliano, l'ala militare di Hamas e gli altri gruppi armati palestinesi, dall'8 al 18 luglio hanno sparato più di 1700 missili in Israele e dozzine di razzi continuano a essere esplosi ogni giorno. The civili israeliani sono stati uccisi e almeno 11 altri sono stati feriti, in modo lieve o grave, da schegge di proiettili o vetri frantumati, secondo quanto riferisce il servizio medico d'emergenza israeliano, il quale dall'inizio dell'operazione "Margine protettivo" ha anche curato centinaia di altre persone per ferite leggere (in gran parte da shock). In Israele sono stati danneggiati case e altre proprietà civili. Il diritto internazionale umanitario proibisce l'utilizzo di armi che sono per loro natura indiscriminate. I missili lanciati da Gaza in Israele non possono essere indirizzati precisamente al loro obiettivo e il loro uso viola il diritto internazionale umanitario. Inoltre, il lancio di missili e colpi di mortaio indiscriminati mette in pericolo i palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.

Dichiarazione di alcuni leader dei gruppi armati palestinesi inoltre indicano che non si fanno scrupoli a lanciare attacchi contro i civili e che eseguono tali attacchi con l'intento di uccidere o ferire civili israeliani. Gli attacchi che prendono di mira i civili e gli attacchi indiscriminati che provocano la morte o il ferimento di civili costituiscono crimini di guerra.

Israele sostiene che la sua offensiva ha lo scopo, in parte, di distruggere i tunnel utilizzati da Hamas e dai gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza. I tunnel sono obiettivi legittimi?

I tunnel utilizzati per dare un contributo efficace all'azione militare (compreso il loro uso come mezzo per lanciare attacchi armati all'interno di Israele, per immagazzinare o trasportare armi e munizioni) sarebbero obiettivi militari. Come tali potrebbero essere attaccati direttamente, soggetti alle regole del diritto internazionale umanitario illustrate in precedenza. 

I tunnel che sono utilizzati per scopi civili (incluso il contrabbando di beni e approvvigionamenti civili a Gaza) non sono obiettivi militari e non possono essere attaccati direttamente. Come potenza occupante, Israele potrebbe prendere misure proporzionate e ragionevoli per motivi di controllo e sicurezza. Ciò potrebbe includere, prevenire l'ingresso e l'uscita irregolare di beni e assicurare che non entrino nel territorio armi ed equipaggiamenti militari. Tuttavia sono vietate le azioni vaste come il blocco, che costituisce una punizione collettiva della popolazione civile. La maniera più efficace di porre termine all'utilizzo dei tunnel per contrabbandare beni di consumo, carburanti e altre forniture sarebbe che Israele si attenesse ai suoi obblighi di potenza occupante e ponesse fine all'assedio che sta paralizzando Gaza economicamente e che viola i diritti umani della popolazione civile da più di sette anni.

Quando i militari israeliani avvisano i residenti di una zona specifica della Striscia di Gaza di evacuare la zona ciò soddisfa gli obblighi di proteggere i civili secondo il diritto internazionale umanitario?

L'unico messaggio di avviso efficace per i civili sono le precauzioni prescritte negli attacchi, volte a minimizzare i danni ai civili. Quando l'esercito israeliano ha dato l'avviso, sono mancati gli elementi chiave dell'avviso efficace, tra cui la tempestività, cioè informare i civili su dove fuggire in sicurezza e fornire una via di fuga sicura e il tempo sufficiente per scappare prima dell'attacco. È stato anche riferito di attacchi letali lanciati a distanza temporale troppo breve rispetto a quando sono stati avvisati i civili. In ogni caso, trasmettere un avviso non assolve una forza attaccante dal suo obbligo di risparmiare i civili, anche prendendo tutte le precauzioni necessarie e facendo tutto il possibile per verificare che l'obiettivo sia effettivamente militare; cancellando o sospendendo un attacco se diventa chiaro che sarebbe sproporzionato; scegliendo mezzi e metodi di attacco che dovrebbero minimizzare il rischio verso i civili e i danni ai beni civili. 

In aggiunta a questo, il continuo blocco militare imposto da Israele alla Striscia di Gaza, e il fatto che il valico di Rafah è rimasto quasi sempre chiuso dalle autorità egiziane, comporta che i civili di Gaza non possono fuggire nei paesi vicini.

Le autorità israeliane affermano che Hamas e i gruppi armati palestinesi utilizzano i civili palestinesi di Gaza come "scudi umani". Amnesty International ha prove che ciò sia accaduto durante le ostilità attuali e quali obblighi si applicano alle forze israeliane e ai gruppi armati palestinesi?

Amnesty International è a conoscenza di queste dichiarazioni e continua a monitorare e a indagare sui rapporti che pervengono, ma al momento non ci sono prove che i civili palestinesi siano stati utilizzati intenzionalmente da Hamas o dai gruppi armati palestinesi durante le ostilità per fare da "scudo" a luoghi specifici o a personale ed equipaggiamenti militare dagli attacchi israeliani. Come spiegato in precedenza, nei conflitti precedenti Amnesty International aveva documentato che i gruppi armati palestinesi avevano immagazzinato munizioni in zone residenziali della Striscia di Gaza ed esploso razzi indiscriminati sempre da zone residenziali; le prove disponibili indicano che continuano a fare entrambe le cose in violazione del diritto internazionale umanitario. 

Durante il conflitto in corso, il portavoce di Hamas sembra abbia sollecitato i residenti di alcune zone della Striscia di Gaza a non lasciare le proprie case, dopo che l'esercito israeliano aveva lanciato biglietti e telefonato avvisando le persone dell'area di evacuare. Tuttavia, vista la mancanza di chiarezza di molti degli avvisi degli israeliani in merito a strade sicure per i civili per evacuare, mancanza di rifugi o di luoghi sicuri in cui recarsi nella Striscia di Gaza, e numerosi resoconti di civili i quali hanno seguito gli avvisi e sono dovuti fuggire sotto il fuoco israeliano, tali dichiarazioni dei dirigenti di Hamas potrebbero essere state motivate dal desiderio di evitare ulteriore panico. In ogni caso, fare dichiarazioni pubbliche riferendosi a intere zone non è come indicare a specifici civili di rimanere nelle loro case come "scudi umani" per i combattenti, per le munizioni o per gli equipaggiamenti militari. Inoltre, il diritto umanitario internazionale è chiaro e anche se dirigenti o combattenti di Hamas o dei gruppi armati palestinesi associati ad altre fazioni abbiano in effetti dato indicazioni ai civili di rimanere in un luogo preciso per fare da scudo a obiettivi militari dagli attacchi, ad Israele si applicherebbero comunque tutti gli obblighi di proteggere quei civili.

È stato riferito che le forze israeliane nel conflitto in corso hanno utilizzato flechette nella Striscia di Gaza. Quale è la posizione di Amnesty International sull'uso delle flechette? I militari israeliani hanno utilizzato le flechette a Gaza in precedenza e quali erano state le conclusioni di Amnesty International?

Le flechette sono freccette di acciaio lunghe 3,5 cm, molto appuntite davanti e con quattro alette nel retro. Da 5000 a 8000 di queste freccette sono imbottite nei colpi sparati in genere dai carri armati. I colpi esplodono in aria e sparpagliano le flechette in un raggio conico, su un'area che va da 300 a 100 metri. Le flechette sono disegnate per essere utilizzate contro gli attacchi della fanteria pesante o contro squadroni di truppe in campo aperto e, ovviamente, rappresentano  un rischio molto alto per i civili quando vengono esplose in zone residenziali densamente popolate.  

Da quando le forze israeliane hanno lanciato l'offensiva di terra il 17 luglio, i due principali gruppi palestinesi della Striscia di Gaza per i diritti umani, il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr Palestinian Centre for Human Rights) e il centro Al-Mezan per i diritti umani, hanno riferito di casi in cui i civili di Gaza sono stati uccisi e feriti da proiettili con flechette. 

Amnesty International non ha ancora potuto verificare casi specifici durante il conflitto in corso, ma in precedenza ha documentato l'utilizzo di flechette nella Striscia di Gaza da parte delle forze israeliane, che avevano portato all'uccisione di civili, tra cui bambini. Per esempio, durante l'operazione "Piombo fuso", Amnesty International rilevo che le forze israeliane avevano utilizzato proiettili per carri armati imbottiti con migliaia di flechette in almeno cinque occasioni tra il 4 e il 9 gennaio 2009, nel nord di Gaza e in un paesino a sud di Gaza City, uccidendo diversi civili, tra cui un bambino, una donna e un paramedico. Le flechette non sono specificamente vietate dal diritto umanitario internazionale per se, tuttavia non dovrebbero mai essere utilizzate in zone densamente popolate e il loro utilizzo nei casi citati dell'operazione "Piombo fuso" violarono il divieto di condurre attacchi indiscriminati. L'utilizzo delle flechette da parte di Israele in zone densamente popolate della Striscia di Gaza durante il conflitto in corso violerebbe il divieto di condurre attacchi indiscriminati e si potrebbe configurarsi come un crimine di guerra.

L'ala militare dei Hamas sostiene di avere rapito un soldato israeliano; le autorità israeliane lo hanno dichiarato scomparso. Quali sono gli obblighi di qualsiasi gruppo a Gaza che detiene questo soldato o qualsiasi altro personale militare israeliano?

Secondo quanto riferito, Israele ha dichiarato che il sergente dell'esercito Oron Shaul è scomparso durante una missione. Se fosse stato catturato vivo dall'ala militare di Hamas, secondo il diritto internazionale umanitario deve essere trattato con umanità. Il Comitato internazionale della Croce rossa dovrebbe poter accedere a lui, appena la situazione lo permetta, e Oron Shaul dovrebbe poter comunicare con la sua famiglia.

Se Oron Shaul fosse morto e le Brigate al-qassam, l'ala militare di Hamas, trattenessero il suo corpo, avrebbero l'obbligo di facilitare la restituzione del suo cadavere su richiesta dell'esercito israeliano o della sua famiglia.

Amnesty International ha inviato delegati sul campo nella Striscia di Gaza? Come lavora Amnesty International per verificare le informazioni durante il conflitto in corso?

Amnesty International non ha ancora potuto far arrivare delegati nella Striscia di Gaza durante il conflitto in corso, nonostante l'organizzazione abbia richiesto il permesso di ingresso attraverso il valico di Erez alle autorità israeliane e alle autorità egiziane attraverso il valico di Rafah. Continueremo a fare pressioni su entrambe le autorità, direttamente e tramite intermediari, perché permettano l'accesso immediato alla Striscia di Gaza ai delegati di Amnesty International e di altre organizzazioni internazionali per i diritti umani. 

Nel frattempo Amnesty International lavora attraverso contatti fidati nella Striscia di Gaza, per raccogliere telefonicamente testimonianze di persone che hanno assistito a specifici attacchi e quelle di familiari di persone uccise, e per raccogliere prove fotografiche e video che gli esperti in armi fuori da Gaza possono esaminare. L'organizzazione sta monitorando le dichiarazioni sulle ostilità in corso e su specifici attacchi da parte sia delle autorità israeliane che dei  gruppi armati palestinesi. Amnesty International inoltre utilizza informazioni che pervengono dalle organizzazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane, di Ong internazionali e di organizzazioni delle Nazioni Unite che hanno personale sul campo a Gaza, che possono aiutare a identificare il tipo di violazioni ed effettuare verifiche incrociate di specifici eventi.

Né Israele né i gruppi armati palestinesi hanno ascoltato le richieste di Amnesty International. A questo punto cosa chiede Amnesty International a tutti gli stati?

Tutti gli stati (in particolare i maggiori fornitori, per esempio gli Stati Uniti per Israele) devono sospendere tutti i trasferimenti di armi, munizioni e altri equipaggiamenti e tecnologia militare verso tutte le parti fino a quando ci sarà un rischio significativo che tali forniture saranno utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e gravi abusi dei diritti umani. La sospensione dovrebbe includere tutte le esportazioni indirette effettuate attraverso paesi terzi, il trasferimento di componenti e tecnologie militari e di ogni attività di intermediazione, finanziaria o logistica che potrebbe facilitare tali trasferimenti.

Ogni stato dovrebbe esercitare la giurisdizione universale per indagare e perseguire, con processi equi presso i propri tribunali, i crimini di guerra e altri crimini secondo il diritto internazionale, commessi in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati, dall'esercito israeliano e dai gruppi armati palestinesi durante l'operazione "Margine protettivo", l'operazione "Colonna di nuvola" e l'operazione "Piombo fuso". Gli stati dovrebbero cercare di arrestare coloro che sono sospettati di avere commesso abusi e di giudicarli con procedimenti che rispettano gli standard internazionali del giusto processo. Gli stati dovrebbero utilizzare il rapporto del 2009 della Missione delle Nazioni Unite per l'accertamento dei fatti e l'annunciato rapporto della Commissione di inchiesta che ha avuto mandato questa settimana dal Consiglio per i diritti umani, come base per esercitare la giurisdizione universale e indagare e perseguire i crimini del diritto internazionale presso i loro tribunali.

Israele ha ritirato i suoi coloni e le basi militari dalla Striscia di Gaza nel 2005. Perché Amnesty International considera ancora Israele la potenza occupante della Striscia di Gaza, e quali sono gli obblighi di Israele in quanto tale?

L'articolo 42 della Convenzione dell'Aia definisce l'occupazione: "Un territorio è considerato come occupato quando si trovi posto di fatto sotto l'autorità dell'esercito nemico. L'occupazione non si estende solo ai territori ove tale autorità è stabilita e può essere esercitata". Nell'interpretazione di questa definizione, rispetto alle particolari situazioni, la nozione di "controllo effettivo" sul territorio in questione è centrale. Nei casi in cui la potenza occupante ha ritirato l'esercito da ogni parte del territorio occupato, ma ha mantenuto gli elementi chiave dell'autorità di una potenza occupante, tale mantenimento di autorità equivale al controllo effettivo. In tali casi, continuano ad applicarsi le leggi dell'occupazione o almeno le misure rilevanti ai poteri che continua a esercitare.

Israele mantiene controllo esclusivo dello spazio aereo di Gaza e delle acque territoriali e continua a proibire ogni movimento di persone e beni dentro e fuori da Gaza via aria o via mare. Israele controlla direttamente tutti tranne uno dei valichi di confine terrestre di Gaza e continua a tenere chiusi tre dei quattro valichi per i beni commerciali, limita il volume di importazioni chiave e vieta la maggior parte delle importazioni; tutte queste misure hanno un grave impatto sulle condizioni socio economiche e umanitarie a Gaza. Israele continua a controllare il registro della popolazione palestinese, che comprende i residenti sia di Gaza che della Cisgiordania, quindi ogni cambiamento nelle registrazioni e tutti i documenti di identità della Autorità palestinese (incluse le carte di identità, e i passaporti) richiedono l'approvazione di Israele. Tutti i palestinesi che lasciano Gaza devono avere una carta di identità approvata da Israele, anche quelli che transitano dal valico di Rafah. E la Striscia di Gaza continua a dipendere da Israele per la maggior parte delle forniture di elettricità.

Dal 2005 Israele ha continuato a lanciare incursioni di terra nella Striscia di Gaza e le forze israeliane hanno distrutto con regolarità terreni agricoli e fattorie nelle zone interne alla Striscia vicine al suo limite esterno, portando a termine altre operazioni militari "di routine" e, in alcuni periodi, hanno arrestato uomini "ricercati" all'interno di Gaza. Diverse operazioni di ampia portata da parte di Israele, dal 2005, hanno avuto effetti devastanti sui civili di Gaza, tra cui le operazioni "Pioggia d'estate" e "Nuvole d'autunno" (2006), l'operazione "Inverno caldo" (febbraio-marzo 2008), l'operazione "Piombo fuso" (2008-2009), l'operazione "Colonna protettiva" (novembre 2012), e l'attuale operazione "Margine protettivo". Oltre a queste offensive maggiori, le forze navali e aeree israeliane usano regolarmente armi da fuoco contro civili palestinesi -  soprattutto contadini e pescatori - in zone di terra e marittime ad accesso limitato. Israele esegue una sorveglianza costante della Striscia di Gaza, utilizzando aerei sofisticati senza pilota, immagini satellitari e altri mezzi.

La combinazione di queste politiche, azioni e mezzi di controllo militare e amministrativo, e la dipendenza alimentata da oltre quattro decenni di occupazione, dà la possibilità a Israele di esercitare il controllo sulla Striscia di Gaza, anche senza una presenza militare permanente. Rimane pertanto la potenza occupante di Gaza e continua a essere vincolato alle leggi sull'occupazione, in particolare per quanto riguarda i poteri che continua a esercitare.

Ciò significa che le azioni di Israele nella Striscia di Gaza devono essere governate dal complesso di leggi dell'occupazione e anche dalle regole del diritto internazionale umanitario sulla condotta delle ostilità e delle leggi in materia di diritti umani. Agli abitanti di un territorio occupato deve essere garantita protezione speciale e un trattamento umano. Tra le altre cose, le regole proibiscono alla potenza occupante di uccidere, maltrattare o trasferire volontariamente le persone protette. La potenza occupante è responsabile del benessere della popolazione sotto il suo controllo e questo comporta che deve assicurare che siano mantenuti la legge e l'ordine e deve assicurarsi di provvedere alle necessità primarie della popolazione. 

Israele ha scelto di non rispettare molti dei suoi obblighi positivi in quanto potenza occupante, ma non ne nega l'esistenza. Israele quantomeno non deve ostacolare attivamente i soccorsi per la popolazione civile di Gaza. Il suo blocco militare, che continua da diversi anni, e va ben oltre le ragionevoli misure di sicurezza, è contrario ai suoi obblighi di potenza occupante e costituisce una punizione collettiva.

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