Giovani palestinesi fuggiti dal campo di Yamuk | © AFP/Getty Images
Giovani palestinesi fuggiti dal campo di Yamuk | © AFP/Getty Images

Libano Il LIbano chiude la porta ai rifugiati palestinesi in Siria

Rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria - tra cui donne incinte, bambini e donne con neonati – non riescono ad entrare in territorio libanese a causa delle restrizioni alle frontiere. È quanto ...

Rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria - tra cui donne incinte, bambini e donne con neonati – non riescono ad entrare in territorio libanese a causa delle restrizioni alle frontiere. È quanto sostiene Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato martedì 1 luglio .

Questo documento, intitolato Denied refuge: Palestinians from Syria seeking safety in Lebanon, richiama l'attenzione sulla situazione delle famiglie palestinesi distrutte a causa del cambiamento delle norme alla frontiera libanese. Uno dei casi più scioccanti è quello di una madre con un neonato a cui è stato negato l'ingresso in territorio libanese per raggiungere il marito e gli altri cinque figli.

« Rifiutando accoglienza a una madre e al suo bambino appena nato, le autorità libanesi dimostrano disprezzo per i diritti dei rifugiati in fuga da un conflitto sanguinoso come quello siriano. Nessuna persona in fuga da una zona di guerra dovrebbe vedersi negato l'ingresso in un territorio. In questo modo, il Libano ignora i suoi obblighi sanciti dal diritto internazionale», ha affermato Sherif Elsayed-Ali, responsabile del programma per i diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International.

Amnesty International ha raccolto numerose prove che indicano che in Libano vi è una politica di totale rifiuto dei rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria. Esiste persino un documento confidenziale, probabilmente dei servizi di sicurezza, che obbliga le compagnie aeree che utilizzano l'aeroporto principale di Beirut a non trasportare rifugiati palestinesi dalla Siria verso il Libano, a prescindere dai documenti in loro possesso.

«Le autorità libanesi devono porre fine alle politiche discriminatorie nei confronti dei rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria. Nonostante l'afflusso di profughi abbia messo sotto pressione le risorse libanesi, non vi è alcuna scusa per abbandonare al loro destino rifugiati palestinesi che cercano sicurezza in Libano», ha detto Sherif Elsayed-Ali.

«Purtroppo, le nuove restrizioni in Libano sono solo l'ultimo esempio di politiche discriminatorie nei confronti dei profughi palestinesi in fuga dal conflitto in Siria», ha detto Sherif Elsayed-Ali.

Secondo le nuove norme libanesi, i profughi palestinesi provenienti dalla Siria devono soddisfare determinate condizioni di soggiorno temporaneo o di transito attraverso il paese. In realtà, queste condizioni sono estremamente difficili, se non impossibili da soddisfare per i rifugiati.

Le condizioni richieste per i rifugiati palestinesi della Siria per entrare in territorio libanese non si applicano ai siriani. Nel corso del mese di giugno, le autorità libanesi hanno introdotto nuove condizioni per i rifugiati siriani, limitando l’ingresso a coloro che si trovano nelle zone di guerra vicine al confine libanese. L'impatto di questa politica non è tuttavia ancora chiaro.

«Nessuna persona che cerca un luogo sicuro per fuggire dalla crisi siriana deve essere rimpatriata forzatamente in Siria. Tutti i rifugiati dovrebbero essere autorizzati a rimanere in Libano, senza paura di essere arrestati o espulsi» ha ammonito Sherif Ali Elsayed.

A volte i rifugiati che non sono in possesso dei documenti necessari per ottenere o rinnovare il visto, in preda alla disperazione tornano in Siria per registrarsi.

 

Famiglie divise

Suleiman, un ragazzo di 12 anni, vive lontano dai suoi genitori e suo fratello da quasi un anno. I genitori sono infatti tornati in Siria per ottenere nuovi documenti di identità, che avevano bisogno per rinnovare i loro visti in Libano. Hanno poi cercato di rientrare nel paese più di 30 volte, senza successo. Attualmente Suleiman vive con uno zio in Libano.

 

Una donna che è riuscita a sfuggire alla zona assediata di Yarmouk , si è vista negare l'ingresso nel territorio libanese durante il suo primo tentativo nel marzo 2014, benché fosse incinta di sei mesi e accompagnata dai cinque figli. È stata ammessa al secondo tentativo grazie all’intervento di un dipendente delle Nazioni Unite. Quando il marito e i due figli maggiori hanno voluto raggiungerla in Libano, le guardie di frontiera hanno impedito il loro ingresso perché erano palestinesi.

Amnesty International chiede pertanto alle autorità libanesi di garantire a tutti i profughi siriani il diritto d’asilo. L'organizzazione sollecita inoltre ancora una volta la comunità internazionale ad aumentare il suo sostegno finanziario ai paesi vicini alla Siria, tra cui il Libano, che ospita il maggior numero di rifugiati.

«L'entità della crisi umanitaria dei rifugiati siriani richiede una risposta internazionale congiunta», ha detto Sherif Ali Elsayed.
«Va detto che nonostante le enormi difficoltà che provoca questa situazione, il Libano sta facendo molto per i rifugiati provenienti dalla Siria. Per questo motivo la comunità internazionale non deve ignorare lo sforzo delle autorità libanesi e fornire adeguata assistenza».

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