L'approvazione dell'iniziativa renderebbe quasi impossibile un aborto legale sotto controllo medixo | © DR
L'approvazione dell'iniziativa renderebbe quasi impossibile un aborto legale sotto controllo medixo | © DR

Svizzera L’iniziativa sul finanziamento dell’aborto minaccia i diritti fondamentali

L’iniziativa “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata” minaccia i diritti fondamentali. Secondo Amnesty International essa mette infatti in pericolo il diritto di tutte le donne di ...

L’iniziativa  “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata” minaccia i diritti fondamentali. Secondo Amnesty International essa mette infatti in pericolo il diritto di tutte le donne di beneficiare del miglior stato di salute possibile e il diritto di non essere vittime di discriminazione. L’organizzazione raccomanda agli elettori svizzeri di respingere, il prossimo 9 febbraio, l’iniziativa UDC.

“Il diritto di tutte le persone di beneficiare del miglior stato di salute possibile, come è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità, si applica anche alla sessualità, alla gravidanza e alla maternità. Ogni Stato ha il dovere di garantirlo. Nessuno può essere oggetto di discriminazione nella sua applicazione. L’iniziativa “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata” compromette proprio questo diritto”, ha dichiarato Stella Jegher, coordinatrice Diritti delle donne e questioni di genere della Sezione svizzera di Amnesty International.

Nel 2002, con il settantadue percento di voti a favore, il popolo svizzero ha accettato la “soluzione dei termini” per regolamentare l’aborto. La legge permette alle donne di decidere autonomamente se mettere fine a una gravidanza indesiderata entro le prime dodici settimane. Passato questo termine è necessario un certificato medico perché possa essere praticato un aborto. Il regolamento prevede che l’intervento medico sia finanziato dall’assicurazione di base.

La fine della presa a carico delle spese legate all’aborto da parte dell’assicurazione di base, come auspicato dall’iniziativa “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata”, significherebbe:

- che l’accesso all’aborto legale, sotto controllo medico, sarebbe reso più difficile, se non impossibile per le donne in situazione precaria;

- che le donne che non si possono più permettere un aborto sotto controllo medico sarebbero costrette a abortire ricorrendo a metodi diversi, mettendo così in pericolo la propria salute;

- che il principio di solidarietà tra i generi e le classi sociali, alla base dell’assicurazione malattia, sarebbe compromesso da una regolamentazione discriminatoria, che escluderebbe gli uomini da qualsiasi responsabilità.

Un modello che funziona

“Nel corso dei dieci anni che sono seguiti alla sua introduzione la “soluzione dei termini” ha mostrato la propria efficacia, come pure il lavoro di prevenzione. Il numero di aborti in proporziona alla popolazione è diminuito: la Svizzera ha il tasso di aborti più basso d’Europa”, ha dichiarato Stella Jegher. “L’iniziativa “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata” rimette in discussione dei diritti acquisiti. Il suo scopo è limitare il diritto delle donne all’autodeterminazione nel campo della sessualità, della gravidanza e della maternità, e stigmatizzare l’aborto legale.”

“Nessuna donna che decide di interrompere una gravidanza lo fa a cuor leggero. Ogni donna deve avere il diritto di farlo in una struttura medicalizzata, dopo esser stata informata adeguatamente e nel rispetto delle leggi in vigore. La limitazione dell’accesso all’aborto non porta alla diminuzione del numero degli interventi ma al contrario al peggioramento delle condizioni in cui esso è praticato, e questo ovunque nel mondo.”

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