Le condanne a morte di 183 persone dopo prcessi iniqui testimoniano il disprezzo dell'Egitto per il diritto nazionale e internazionale © Orla 2011/Shutterstock.com
Le condanne a morte di 183 persone dopo prcessi iniqui testimoniano il disprezzo dell'Egitto per il diritto nazionale e internazionale © Orla 2011/Shutterstock.com

Egitto Processi iniqui e condanne a morte di massa

La conferma di 183 condanne a morte al termine di processi gravemente iniqui è un ulteriore segno di disprezzo dell'Egitto per il diritto internazionale, sostiene Amnesty International.

«Questi verdetti devono essere annullati e le persone condannate devono avere il diritto a un nuovo processo che soddisfi le norme internazionali d'equità», ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, direttrice del programma per il Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International .

«La pena di morte è una punizione crudele e disumana in tutte le circostanze. Pronunciare una pena capitale quando esistono seri dubbi sull'equità del processo è scandaloso e viola il diritto internazionale».

Già a dicembre 188 persone sono state condannate a morte per il loro coinvolgimento nell'uccisione di 11 poliziotti in agosto 2013. Finora 415 persone sono state condannate a morte in quattro processi diversi per l'omicidio di agenti di polizia. Al contrario nessun membro delle forze di sicurezza è finora stato accusato per la morte di circa 1.000 manifestanti nel mese di agosto 2013 e le accuse contro l'ex presidente Mubarak per la morte di centinaia di persone durante la rivoluzione sono state ritirate.

«Il fatto di pronunciare condanne a morte di massa sta diventando una routine per la giustizia egiziana che non tiene conto dei fatti e non tenta nemmeno di stabilire le responsabilità individuali», ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.

2 febbraio 2015

 

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