Lettera aperta al Consiglio Nazionale Proteggiamo la nostra libertà e la nostra sfera privata dalla sorveglianza di massa

Il 16 marzo il Consiglio nazionale si occuperà della nuova legge sul servizio di informazioni, e quindi dell’esplorazione dei segnali via cavo. L’esplorazione dei segnali via cavo permetterebbe al Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) di intercettare tutti i flussi di dati che lasciano la Svizzera verso l’estero. Inoltre il SIC non avrebbe accesso solo ai metadato ma pure al contenuto integrale delle comunicazioni elettroniche, quali e-mail, ricerche o telefonate via Internet.
La Digitale Gesellschaft, Amnesty International e l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana ACSI chiedono quindi al Consiglio nazionale di opporsi chiaramente all’esplorazione dei segnali via cavo e di far sì che tutte le misure di sorveglianza rispettino il principio della proporzionalità.
 
 
Lettera aperta sui nuovi servizi di intelligence
Proteggiamo la nostra libertà e la nostra sfera privata dalla sorveglianza di massa
 
Nel corso della sessione primaverile il Consiglio Nazionale discuterà la nuova Legge sul servizio informazioni (14.022). La Digitale Gesellschaft, Amnesty International e l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana ACSI criticano l’esplorazione dei segnali via cavo e la sorveglianza di massa, generalizzata e non basata su sospetti. Secondo le tre organizzazioni queste misure rappresentano delle limitazioni sproporzionate ai diritti fondamentali.
 
La nuova Legge sul servizio informazioni introduce una serie di nuove misure di sorveglianza. Tra queste, l’esplorazione dei segnali via cavo è particolarmente delicata. Ciononostante, non è praticamente stata discussa pubblicamente. L’esplorazione dei segnali via cavo permetterebbe al Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) di “registrare i segnali trasmessi via cavo che attraversano la Svizzera”. Questo significa che il SIC potrebbe intercettare tutti i flussi di dati che lasciano la Svizzera verso l’estero. Poiché la maggior parte delle attività svizzere in Internet transitano da un paese terzo, tutti sarebbero toccati da questa sorveglianza. Il Servizio delle attività informative (SIC) avrebbe automaticamente accesso non solo ai metadati, ma pure al contenuto integrale delle comunicazioni elettroniche come e-mail, ricerche on-line o telefonia via Internet.
 
L’esplorazione dei segnali via cavo rappresenta una forma di sorveglianza di massa. Il flusso di informazioni viene scansionato tramite parole chiave e un controllo incrociato sistematico che permette di ritrovare l’ago nel pagliaio. Questo sfocia inevitabilmente in numerosi errori e porterà a sospettare persone innocenti. Una sorveglianza che si basa su sospetti infondati non è conforme al diritto e non è compatibile con le regole democratiche di uno Stato di diritto.
 
La sorveglianza di massa è in contrapposizione con numerosi diritti fondamentali inseriti nella Costituzione federale e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). A essere messo in questione, oltre al diritto alla sfera privata e al segreto delle telecomunicazioni, è il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e la presunzione di innocenza. Per determinate professioni, come medici, avvocati, preti o giornalisti, a essere minacciati sono il dovere di riservatezza e la protezione delle fonti.
 
L’esplorazione dei segnali via cavo prevista dalla nuova legge ricorda il programma Tempora dei servizi segreti britannici (GCHQ), la cui ampiezza è stata svelata da Edward Snowden. Tempora ha la capacità di tenere in memoria la totalità del traffico Internet per 30 giorni. Oggi nessun ostacolo tecnico può fermare la sorveglianza e la raccolta di dati. Per questa ragione è necessaria una decisione politica che tuteli i diritti fondamentali.
 
La cautela e i controlli previsti per l’esplorazione dei segnali via cavo limitano un po’ l’uso che può essere fatto delle informazioni raccolte, ma questo non cambia assolutamente il fatto che il flusso delle informazioni sia intercettato e scansionato.
 
La Digitale Gesellschaft, Amnesty International e l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana ACSI chiedono al Consiglio Nazionale di opporsi chiaramente all’esplorazione dei segnali via cavo e di vigilare affinché tutte le misure di sorveglianza rispettino il principio della proporzionalità iscritto nella nostra Costituzione e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
 
I nostri diritti fondamentali non devono venire sacrificati in favore della sorveglianza. L’esplorazione dei segnali via cavo è un mezzo al quale uno Stato libero e democratico deve saper rinunciare.
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