Compagnie minerarie canadesi e cinesi hanno approfittato di gravi violazioni dei diritti umani e di attività illegali in Myanmar© Amnesty International
Compagnie minerarie canadesi e cinesi hanno approfittato di gravi violazioni dei diritti umani e di attività illegali in Myanmar © Amnesty International

Myanmar Un eldorado per il business?

Compagnie minerarie canadesi e cinesi hanno approfittato di gravi violazioni dei diritti umani e di attività illegali nel contesto del sito di estrazione di rame di Monywa (dove si trova la miniera di Letpadaung tristemente celebre), a volte con la tacita approvazione delle autorità del Myanmar. È quanto sostiene Amnesty International in un rapporto pubblicato martedì 10 febbraio.

Intitolato Open for Business? Crime Corporate e abusi in Myanmar Copper Mine, il rapporto mette in luce i molti sgomberi forzati e l'inquinamento che l'estrazione mineraria ha provocato, distruggendo i mezzi di sussistenza e minacciando la salute di migliaia di persone. La polizia ha inoltre usato una forza eccessiva durante le proteste della popolazione, ricorrendo in un caso a munizioni contenenti fosforo bianco - una materia esplosiva altamente tossica.

«Il Myanmar offre le condizioni ideali: risorse naturali, un sistema giuridico debole e un'economia nella morsa degli interessi militari e particolari. Le autorità hanno sgomberato con la forza persone, annientato ogni tentativo di protesta pacifica e mostrato riluttanza a portare davanti alla legge le aziende responsabili», ha dichiarato Danièle Gosteli Hauser, responsabile delle campagne Economia e diritti umani presso la Sezione svizzera di Amnesty International .

«Il progetto di Monywa è un esempio emblematico d'investimenti nel paese: i progetti industriali e commerciali sono troppo spesso caratterizzati da violazioni e le popolazioni vengono decimate in nome del profitto. I lavori di costruzione della miniera di Letpadaung devono essere sospesi immediatamente, fino a quando non saranno stati risolti i problemi relativi ai diritti umani», ha aggiunto Danièle Gosteli Hauser.

«Le persone che vivono vicino a Monwya e Letpadaung sono vittime da oltre 20 anni di violazioni dei loro diritti, relativi alle attività commerciali di imprese canadesi, birmane e oggi anche di quelle cinesi. Gli investimenti esteri favoriscono lo sviluppo del Myanmar, ma questo progetto avvantaggia soltanto le imprese, essendo dannoso per la popolazione», ha detto Danièle Gosteli Hauser.

Prudenza d'obbligo per gli investitori svizzeri

La Svizzera è stata tra i primi paesi ad aprire un'ambasciata in Myanmar nel novembre 2012. Gli scambi commerciali tra i due paesi sono in aumento. «Esistono tuttavia gravi problemi in questo nuovo eldorado per investitori, che è tuttora ben lungi dall'offrire garanzie sufficienti per il rispetto dei diritti umani. La prudenza è quindi d'obbligo per i potenziali investitori svizzeri», ha messo in guardia Daniele Gosteli Hauser.

Norme giuridicamente vincolanti per le imprese svizzere

«Conformemente con i principi guida dell'ONU relativi a imprese e diritti umani, si dovrebbero evitare coinvolgimenti in gravi violazioni dei diritti umani. Si dovrebbe anche essere in grado di ancorare nella nostra legislazione il dovere di diligenza per le imprese. Ecco perché una vasta coalizione di organizzazioni, tra cui Amnesty International, ha deciso di lanciare l'iniziativa popolare "Per multinazionali responsabili". L'iniziativa prevede un obbligo di diligenza in materia di diritti umani e dell'ambiente. Questo dovere include una valutazione dei rischi, misure per prevenire eventuali abusi e la pubblicazione di informazioni complete sulle misure adottate. Questo dovere si estende a tutti i rapporti commerciali di una società», ha spiegato Danièle Gosteli Hauser.

10 febbraio 2015

 

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