Rifugiati a Chios, Grecia © Giorgos Moutafis/Amnesty International
Rifugiati a Chios, Grecia © Giorgos Moutafis/Amnesty International

20 giugno - Giornata mondiale del rifugiato Rifugiati : stimolano la nostra competitività !

19 giugno 2017
Riflessione di Nadia Boehlen, capo redattore della versione francese della rivista della Sezione svizzera di Amnesty International, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Pubblicato in versione originale francese da “Le Courrier”, 20 giugno 2017

Oggi, 20 giugno, ricorre la Giornata mondiale dei rifugiati. Occasione ideale per tracciare il bilancio del loro destino. Ricordiamo che il numero di rifugiati nel mondo non è così elevato dalla fine della Seconda Guerra mondiale, ovvero oltre 21 milioni. E che l’Europa blinda le proprie frontiere mentre nel Mediterraneo sono migliaia le persone che annegano. E sebbene il Vecchio continente ne accolga una parte importante, la grande maggioranza di queste persone in fuga rimangono nei paesi poveri ai confini con le zone di crisi. Solo dieci paesi, che rappresentano il 2,5% del PIL mondiale, accolgono il 56% dei rifugiati del pianeta. La Giordania (2,7 milioni di persone), la Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni) e il Libano (1,5 milioni), tutti paesi limitrofi – Pakistan escluso – di una Siria devastata dalla guerra, sono in testa a questa lista.

Questa giornata deve anche essere l’occasione per ricordare le gravi mancanze da parte dei nostri Stati nei confronti di queste persone in fuga da conflitti e persecuzioni. L’Europa investe somme folli nella chiusura delle proprie frontiere esterne. Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno costruito più di 235 chilometri di chiusure lungo le frontiere esterne, spendendo oltre 175 milioni di euro! Ed è la stessa Europa che negozia accordi in materia di migrazione con paesi quali la Turchia, offrendo aiuti finanziari e concessioni politiche in cambio della riammissione e del rinvio di rifugiati. Questo mercanteggiare è ancor più vergognoso poiché considera come sicuri per i rifugiati dei paesi che non lo sono assolutamente e perché incita i dirigenti europei a chiudere gli occhi di fronte alle violazioni e alle esazioni che vi avvengono.

E ancora, l’Ungheria che parcheggi i profughi giunti sul suo territorio, bambini inclusi, in zone di transito – ovvero container circondati da filo spinato – in attesa del rinvio. Pensiamo al deficit di solidarietà europea nei confronti dei paesi situati lungo le frontiere esterne dell’Europa, Italia e Grecia in particolare, e che devono gestire l’accoglienza di migliaia di rifugiati e non sono in grado di concedere delle condizioni decenti e dignitose a queste persone alla ricerca di protezione.

Portiamo lo sguardo più vicino a noi, su questa Svizzera che applica con estremo scrupolo il regolamento di Dublino – che conferisce al primo paese di arrivo in Europa la responsabilità per l’analisi della domanda di asilo di un richiedente – per rinviare i richiedenti e contenere le statistiche in materia di asilo. E questo a detrimento dei legami famigliari, dei motivi umanitari e perfino in contraddizione con il diritto internazionale. Amnesty International e altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani e dei migranti hanno infatti promosso insieme un appello nazionale che chiede un allentamento nell’applicazione del regolamento Dublino (link).

Ma in fondo non sarebbe meglio riflettere sulle ragioni della nostra reticenza ad accoglierli, questi rifugiati? Non abbiamo forse paura della loro competitività e creatività nel creare i percorsi che disegnano per integrarsi e realizzare molto spesso, il tempo di due generazioni, un’ascensione sociale degna di nota? Dietro l’impossibilità di accoglierne più di un certo numero non si nasconde, per alcuni di noi, la paura di avere meno? Meno ricchezza, meno lavoro, meno alloggi, una scuola di qualità inferiore per i nostri figli? Se ci riflettiamo bene, la posta in gioco legata all’accoglienza e all’integrazione dei rifugiati ci spinge giustamente a migliorare le nostre politiche scolastiche, urbane, sociale e la gestione di tutta la collettività. Insomma, accogliere rifugiati stimola la nostra competitività!

Infine, non è forse necessario riflettere anche sull’indecente ricchezza nella quale molti di noi, da queste parti si crogiolano? Nel suo primo romanzo, 39 rue de Berne, l’autore camerunense ma residente in Svizzera Max Lobe, crea il personaggio mostruoso di Genévroïna. Una sirena che inghiottisce tutti i cadaveri che galleggiano sull’acqua dopo che un diluvio ha ricoperto tutte le ricchezze di questa Ginevra “che ha dimenticato di aiutare i suoi figli più poveri”! Un’immagine significativa per dire a che punto la nostra opulenza richiede di essere maggiormente condivisa.  

 

Pubblicato in versione originale francese da “Le Courrier”, 20 giugno 2017

 

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