Svizzera L'Onu ferma il rinvio Dublino di una vittima di tortura verso l’Italia

Comunicato stampa - 10 settembre 2018
Rinviando una vittima di tortura verso l'Italia, la Svizzera violerebbe la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Amnesty International accoglie con favore la decisione del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) di fissare finalmente chiari limiti al rinvio dei richiedenti asilo particolarmente vulnerabili ai sensi del regolamento di Dublino.

"Il regolamento di Dublino deve essere applicato in conformità con gli obblighi in materia di diritti umani: questa decisione del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura lo afferma chiaramente", ha dichiarato Muriel Trummer, esperta in diritto d'asilo della Sezione svizzera di Amnesty International. "Ad esempio, nel caso di malattia, gravi traumi o età avanzata di un richiedente asilo, il rinvio può costituire un trattamento disumano ed è quindi vietata dal diritto internazionale".

"Finora le autorità svizzere competenti in materia di asilo non hanno adottato le misure necessarie per garantire che il regolamento di Dublino sia applicato nel rispetto dei diritti umani. Amnesty International è a conoscenza di numerosi casi in cui sono stati ordinati dei rinvii che hanno causato immense sofferenze", ha detto Muriel Trummer.

Espulsione nonostante i gravi traumi subiti

La decisione del CAT fa riferimento al caso (A.N. v. Svizzera, comunicazione n. 742/2016) di un cittadino eritreo imprigionato nel suo paese d'origine per cinque anni - alcuni dei quali in isolamento - per motivi politici. L’uomo è stato ripetutamente torturato e maltrattato. Dopo il suo rilascio, è stato reclutato con la forza e ha servito come guardia di frontiera fino a quando è riuscito a fuggire dal paese.

Quando ha presentato domanda d'asilo in Svizzera, nel settembre 2015, era gravemente traumatizzato e necessitava di cure mediche urgenti. Diversi rapporti medici hanno descritto in dettaglio le devastanti conseguenze fisiche e psicologiche delle torture subite, e lo hanno inequivocabilmente identificato come un sopravvissuto alla tortura. Tuttavia, sulla base del regolamento di Dublino, le autorità svizzere competenti in materia di asilo ne hanno ordinato l'espulsione verso l'Italia.

La decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è stata confermata due volte dal Tribunale amministrativo federale. Nell'aprile 2016, l'organizzazione non governativa CSDM (Centre Suisse pour la Défense des Droits des Migrants) ha presentato una denuncia al CAT, poiché in Italia al richiedente sarebbe stato negato l'accesso a cure mediche specialistiche, violando così il diritto alla riabilitazione ai sensi dell'articolo 14 della Convenzione.

Nella sua decisione, il Comitato ha rilevato che la Svizzera non ha sufficientemente indagato e chiarito la situazione individuale di A.N. come vittima di tortura e che un trasferimento forzato in Italia avrebbe potuto avere conseguenze negative. Secondo il Comitato, avrebbe dovuto essere chiaro che esisteva un rischio significativo che l'uomo non avrebbe avuto accesso alle cure mediche necessarie e sarebbe stato esposto a una vita di strada. Ciò costituisce una violazione dell'art. 14 della Convenzione. Tanto più che l'espulsione significherebbe la separazione dal fratello che vive in Svizzera e quindi la perdita di un sostegno determinante.

La CAT ha stabilito che l'espulsione dell'uomo, gravemente traumatizzato, verso l'Italia costituisce un trattamento inumano e violerebbe gli articoli 3 e 16 della Convenzione (violazione del principio di non refoulement). La domanda d'asilo dell'uomo deve ora essere esaminata dalle competenti autorità in Svizzera.

Amnesty esige un ripensamento da parte della SEM

"Alla luce della nuova giurisprudenza del CAT, Amnesty International chiede alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di elaborare delle nuove linee guida per la valutazione dei richiedenti asilo particolarmente vulnerabili e, in attesa della loro attuazione, di ordinare ai Cantoni di non eseguire rinvii laddove c’è una decisione definitiva. Amnesty International chiede inoltre alla SEM e al Tribunale Amministrativo Federale di tenere in considerazione gli elementi forniti dal CAT nel valutare tutti i casi pendenti e futuri di richiedenti asilo particolarmente vulnerabili", ha dichiarato Muriel Trummer.

Nel novembre 2017, Amnesty International, insieme a 200 organizzazioni e 33'000 persone fisiche, ha presentato al Consiglio federale un Appello nazionale contro la cieca applicazione del regolamento Dublino, chiedendo un'applicazione più umana del trattato in particolare nei casi di rifugiati particolarmente vulnerabili. https://www.amnesty.ch/it/news/2017/appello-dublino-per-la-protezione-di-bambini-e-famiglie

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