© Chris McGrath/Getty Images
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Europa Necessario correggere le lacune del sistema Dublino che abbandona le persone nel mar Mediterraneo

Comunicato stampa - 18 gennaio 2019
I dirigenti europei devono agire urgentemente per correggere il sistema attuale che dissuade gli Stati dal soccorrere i rifugiati e i migranti in pericolo in mare. Lo ha dichiarato Amnesty International in un’analisi resa pubblica venerdì 18 gennaio 2019.

 

Il documento di analisi, Cut adrift in the Mediterranean (Alla deriva nel Mediterraneo), mostra come l’esternalizzazione del controllo delle frontiere europee alle autorità libiche, associate a un sistema che non ripartisce equamente la responsabilità dell’accoglienza dei richiedenti asilo in Europa, ha provocato una situazione nella quale i migranti sono spesso lasciati alla deriva nel Mediterraneo. Il documento raccomanda inoltre delle misure per evitare che si ripetano situazioni quali il divieto di attraccare alle imbarcazioni Sea-Watch e Sea-Eye o il blocco imposto a Proactiva Open Arms.

Una situazione che riguarda anche la Svizzera

Pur non essendo membro dell’Unione Europea la Svizzera ha ratificato gli accordi di Dublino ed è quindi toccata da questa situazione. Il nostro paese avrebbe quindi potuto, a più riprese, concretizzare la solidarietà che esprime nei confronti degli Stati che si trovano in prima linea (Grecia, Italia, Malta, ecc.), ad esempio proponendo di accogliere le 49 persone bloccate al largo di Malata a bordo della nave Sea Watch oppure accordando, a titolo umanitario, la bandiera all’imbarcazione di salvataggio Aquarius.

“Lo spettacolo vergognoso delle imbarcazioni di salvataggio bloccate e di donne, uomini e bambini fermi in mare per settimane mentre i politici si cimentano in una “gara di crudeltà” rifiutando di lasciarli sbarcare o accedere a qualsiasi forma di assistenza, non dovrebbe ripetersi mai più,” ha dichiarato Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty International specializzato in migrazione.

“I dirigenti europei devono mettere in atto con urgenza delle misure volte a correggere le lacune di un sistema difettoso, che mette in difficoltà sia gli Stati dell’UE che sono in prima linea (Grecia, Italia, Malta, ecc.), sia le persone alla ricerca di sicurezza che sono abbandonate in mare o rimangono in attesa in paesi dell’UE in cui le procedure d’asilo sono inefficaci o sovraccariche.”

Con l’obiettivo di tenere i migranti fuori dall’Europa, i governi europei hanno rafforzato la capacità della guardia costiera libica nell’intercettare le persone in cerca di sicurezza, ostacolando così il lavoro delle ONG che svolgono delle operazioni di ricerca e salvataggio.

Nonostante un evidente calo nel numero di migranti che arrivano in Europa via mare nel corso degli ultimi due anni, alcuni governi insistono sul fatto che l’Europa è confrontata con una “crisi migratoria” e che i migranti e i rifugiati, così come coloro che intervengono in loro soccorso, per esempio salvandoli in mare aperto, rappresentino una minaccia. 

“I dirigenti europei non possono continuare a voltare le spalle alle persone bloccate in mare e a falsare il dibattito sulla migrazione a fini elettorali,» ha affermato Matteo de Bellis.

È ora di agire

Per affrontare una situazione di questa complessità è urgente che i governi europei lavorino insieme per trovare una soluzione comune che possa funzionare per gli Stati e, soprattutto, per i cittadini.

  • Per diminuire il numero di viaggi irregolari verso l’Europa è necessario aprire delle vie sicure e legali che permettano di venire a chiedere asilo, cercare un lavoro o ricongiungersi con la propria famiglia. Non si tratta di abolire i controlli alle frontiere ma di ampliare le vie sicure e legali e migliorare la governance delle migrazioni.
  • Per garantire la sicurezza delle persone che continueranno nonostante tutto a percorrere la via marittima per raggiungere l’Europa, è necessario disporre di un numero sufficiente di imbarcazioni di salvataggio. Va inoltre creato un meccanismo di sbarchi rapido e affidabile, conforme al diritto internazionale, come pure un sistema di condivisione delle responsabilità per quel che riguarda i richiedenti asilo tra i paesi firmatari del regolamento Dublino.
  • Mentre i governi europei prendono impegni con le autorità libiche per aiutare a stabilizzare il paese, l’accento andrebbe invece messo sulla promozione della protezione dei diritti, inclusi quelli dei rifugiati e dei migranti. Il sostegno e l’assistenza da parte dell’Europa alla Libia devono contribuire a mettere fine al ricorso alla detenzione, garantire la liberazione rapida di tutte le persone detenute arbitrariamente e garantire che i rifugiati possano essere ricollocati in un paese sicuro.
  • È necessario mettere fine alla retorica che, a fini elettorali e politici,  demonizza i rifugiati, i migranti e coloro che cercano di aiutarli. Non esiste una soluzione semplice. Proprio a causa della complessità della situazione, coloro che prendono le decisioni devono mettere da parte l’allarmismo e sforzarsi di adottare politiche credibili, efficaci, umane e realiste, che rispettano i diritti umani piuttosto che diminuirli.
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